La manovra in discussione: primi voti in Parlamento e vincoli Ue da superare

12.10.2026 06:05
La manovra in discussione: primi voti in Parlamento e vincoli Ue da superare

Italia all’esame europeo: il governo Meloni richiede flessibilità per 28,8 miliardi

In una settimana cruciale per la stabilità economica del paese, il governo di Giorgia Meloni ha presentato tre richieste di flessibilità al Consiglio dell’Unione Europea, con l’obiettivo di ottenere risorse per sostenere spese legate a energia e difesa, nonché per fronteggiare l’inflazione, riporta Attuale.

La prima operazione, la più concreta, riguarda l’uso della clausola nazionale di salvaguardia, tramite cui l’Italia intende spendere circa 14,4 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028, suddivisi equamente tra sicurezza energetica e difesa. La Commissione Europea ha già espresso un parere positivo sulla sostenibilità di tali conti, ma resta in attesa della decisione definitiva da parte del Consiglio Ue. È importante sottolineare che queste non sono risorse trasferite da Bruxelles, ma un’opportunità per andare oltre il sentiero di spesa concordato.

Per quanto riguarda il settore dell’energia, i fondi saranno destinati a sostenere reti, energie rinnovabili, sistemi di accumulo ed efficienza energetica, escludendo però eventuali sconti sulle bollette. Il governo si prepara quindi a rispondere in modo strutturato agli shock di mercato, ma ulteriori coperture saranno necessarie per fisco e welfare. La richiesta iniziale di circa 36 miliardi è stata ridimensionata, con un pari numero di risorse destinate alla difesa e all’energia. Crosetto ha escluso conflitti interni, evidenziando l’importanza della sicurezza economica.

La seconda richiesta, diramata da Meloni a Ursula von der Leyen, concerne invece le misure per fronteggiare l’inflazione. Questo sentiero di spesa era stato concordato quando le previsioni dei prezzi erano significativamente più basse. Le pensioni e altre prestazioni indicizzate aumentano automaticamente, erodendo lo spazio disponibile per altre spese. Sebbene Bruxelles stia approfondendo la questione, rifiuta l’idea di nuove deroghe, escludendo quindi ulteriori miliardi potenzialmente disponibili.

Il terzo punto all’ordine del giorno è il voto previsto domani in Parlamento, dove Camera e Senato dovranno autorizzare all’unanimità lo scostamento di bilancio proposto dal governo, sempre relativo ai 28,8 miliardi già menzionati. Questo passaggio è fondamentale per consentire più deficit per spese vincolate. Il leader del PD, Elly Schlein, ha già annunciato l’opposizione, contestando in particolare i 14 miliardi destinati alla difesa e chiedendo che la sanità raggiunga il 7% del PIL.

Inoltre, Antonio Tajani ha proposto una no tax area per i giovani sotto i 35 anni e la detassazione delle tredicesime per lavoratori con redditi modesti e pensionati, sostenendo il “diritto a non emigrare” e a “raggiungere la fine del mese”. Al contempo, il leghista Claudio Durigon ha rilanciato l’uscita a 64 anni con ricalcolo contributivo e una tassazione al 5% per cinque anni sugli aumenti salariali dei giovani, suggerendo un tetto dinamico per le bollette concordato con i principali operatori.

Queste proposte, sebbene variegate in termini di costi e tempi di attuazione, rappresentano un’ulteriore sfida per il governo, che deve confrontarsi con una spesa pensionistica elevata: un quarto della popolazione italiana ha oltre 65 anni e la spesa supera i 366 miliardi, oltre il 15% del PIL, con un aumento previsto di 14,7 miliardi entro il 2027. Le ipotesi di limitare la rivalutazione degli assegni pensionistici più elevati non hanno attualmente trovato conferma nella maggioranza.

Il governo sta anche cercando contributi di enti bancari e assicurativi. Meloni si impegna a navigare all’interno delle norme europee senza che la flessibilità si trasformi in un lasciapassare per ogni promessa. Oggi si svolgerà l’audizione di Giorgetti, seguita dal possibile esame del Documento programmatico di bilancio e dal voto sullo scostamento, aprendo la fase decisiva per le scelte economiche da prendere. La questione principale resta irrisolta: come gestire 29 miliardi per spese vincolate senza compromettere il bilancio ordinario.

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