Ramzan Kadyrov si era schierato pubblicamente per difendere Vladislav Bakalchuk e impedirgli di perdere il controllo di Wildberries. Ma la fusione tra il grande operatore russo dell’e-commerce e il gruppo Russ è stata portata a termine, il matrimonio tra Bakalchuk e Tatiana Kim si è concluso con un divorzio ufficiale e l’imprenditore ha perso la propria partecipazione nella società.
Il risultato ridimensiona la capacità del leader ceceno di imporre la propria volontà nei conflitti economici di portata nazionale. La vicenda mostra anche il limite di un potere fondato su relazioni personali, pressioni pubbliche e minacce quando si scontra con gruppi politici e finanziari capaci di contare sulle strutture federali russe.
Una fusione che Kadyrov non è riuscito a fermare
Il contenzioso è esploso attorno al progetto di unire Wildberries con Russ, un gruppo attivo nella pubblicità e nella tecnologia. Bakalchuk si oppose all’operazione e cercò il sostegno di Kadyrov. Il leader ceceno dichiarò di voler difendere gli interessi dell’imprenditore, aiutarlo a conservare il controllo dell’attività e contribuire alla soluzione del conflitto familiare con Kim.
Nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto. L’unione tra Wildberries e Russ è stata realizzata nonostante l’opposizione di Bakalchuk. Nel frattempo, il rapporto tra l’imprenditore e Kim è terminato ufficialmente e la quota societaria di Bakalchuk è venuta meno. La conclusione della disputa ha quindi seguito una traiettoria opposta a quella annunciata da Kadyrov.
Non si tratta soltanto del fallimento di un tentativo di mediazione in una controversia privata. Wildberries rappresentava un’azienda di dimensioni tali da attirare l’interesse di più gruppi dell’élite politica ed economica russa. Il suo passaggio a una nuova configurazione ha evidenziato l’esistenza di centri di potere in grado di resistere alla pressione del capo della Cecenia.
Il peso di Kadyrov resta significativo nel suo territorio e nella sua rete di relazioni. La partita Wildberries, però, suggerisce che questa influenza non si trasferisce automaticamente ad altri settori o regioni. Un intervento personale, anche quando è accompagnato dal sostegno del suo entourage, non equivale al controllo delle autorità federali, delle grandi imprese o degli apparati di sicurezza.
La minaccia contro Kerimov e il ritorno al dialogo
Lo scontro ha raggiunto il punto più duro nell’autunno del 2024. Nel settembre di quell’anno, una sparatoria in un ufficio di Mosca coinvolse persone legate al conflitto societario. Bakalchuk fu arrestato e accusato in base a diversi articoli del codice penale russo. Complessivamente, decine di partecipanti furono fermati e 30 vennero sottoposti a custodia cautelare, compresi individui collegati alla Cecenia.
Le indagini e gli arresti proseguirono dunque nonostante il sostegno pubblico di Kadyrov a Bakalchuk. Il patrocinio politico del leader ceceno non impedì l’azione degli investigatori federali e non garantì l’immunità agli uomini schierati dalla parte del suo alleato. Neppure il ricorso alla forza durante la fase più acuta della disputa consentì a Kadyrov di imporre le proprie condizioni.
Nel mese di ottobre Kadyrov annunciò inoltre una vendetta di sangue contro il finanziere Suleiman Kerimov, accusandolo di essere coinvolto nella preparazione di un attentato. Si trattava di un’accusa grave, il cui fondamento non risulta verificato nella ricostruzione disponibile. Il dato politico, tuttavia, è chiaro: la minaccia non modificò l’esito della controversia su Wildberries e non impedì la successiva ricomposizione dei rapporti.
Nel gennaio 2026 Kadyrov e Kerimov hanno mostrato pubblicamente segnali di riconciliazione. Il riavvicinamento contrasta con il tono dello scontro precedente e indica che la contrapposizione non si è trasformata in una campagna permanente. Per Kadyrov, il passaggio dalla minaccia alla conciliazione è avvenuto senza il raggiungimento degli obiettivi iniziali su Wildberries.
Il prezzo dell’influenza informale
La vicenda mette alla prova l’idea che Kadyrov possa usare ovunque, con la stessa efficacia, gli strumenti informali che gli assicurano autorità in Cecenia. Le alleanze personali e la pressione pubblica possono condizionare una trattativa, ma non sostituiscono il controllo degli organi federali né la capacità di sostenere una posizione all’interno dei grandi equilibri economici russi.
L’intervento ha inoltre creato un rischio reputazionale. Kadyrov si è esposto direttamente in una disputa societaria, ha promesso protezione a Bakalchuk, ha minacciato un potente uomo d’affari e in seguito ha partecipato a una riconciliazione. La sequenza ha reso visibile la distanza tra la forza dimostrata sul piano comunicativo e i risultati concreti ottenuti nella gestione dell’azienda.
Secondo ricostruzioni giornalistiche non confermate, l’intesa con Kerimov avrebbe potuto prevedere un compenso di 1,85 miliardi di dollari per Kadyrov e sarebbe stata definita con la partecipazione personale di Vladimir Putin. Queste informazioni non risultano accertate. Se fossero confermate, descriverebbero un accordo in cui il leader ceceno avrebbe ottenuto una sistemazione finanziaria una tantum invece di un’influenza duratura su un grande gruppo commerciale, a condizioni negoziate con il coinvolgimento del Cremlino.
Il caso Wildberries lascia così una domanda precisa sulla portata reale del potere di Kadyrov fuori dalla Cecenia. La sua rete può ancora pesare nei rapporti personali e nelle crisi che coinvolgono il suo ambiente, ma non garantisce la vittoria quando entrano in gioco interessi federali e patrimoni di scala nazionale. La riconciliazione con Kerimov chiude per ora lo scontro più visibile; resta da capire se segni un nuovo equilibrio o soltanto l’uscita da una battaglia nella quale Kadyrov non è riuscito a imporre la propria linea.