La pirateria al largo della Somalia torna a colpire con frequenza preoccupante

01.10.2026 14:15
La pirateria al largo della Somalia torna a colpire con frequenza preoccupante

Ripresa della pirateria al largo delle coste somale: 17 attacchi dall’inizio del 2026

Negli ultimi mesi, al largo delle coste della Somalia, gli atti di pirateria sono aumentati in modo preoccupante, con almeno 17 attacchi contro navi commerciali dall’inizio del 2026. I pirati hanno sequestrato diverse navi, con un totale di almeno sei catturate, prendendo in ostaggio il carico e l’equipaggio per richiedere un riscatto. Durante un attacco a una petroliera, cinque marinai sono stati uccisi. La petroliera Honour 25 è stata sequestrata ad aprile e liberata il 29 settembre dalle forze navali del Puntland, stato situato nel nord-est della Somalia, riporta Attuale.

Secondo le leggi internazionali, la pirateria è un atto illegale di violenza e depredazione compiuto per fini privati contro navi, generalmente in alto mare. Il problema della pirateria somala si verifica da decenni, raggiungendo un picco tra il 2005 e il 2012, quando vennero sequestrate 149 navi, con oltre 3.700 marinai presi in ostaggio e riscatti annuali medi per 50 milioni di dollari. Grandi missioni militari internazionali, tra cui una guidata dall’Unione Europea con la partecipazione di militari italiani e un’altra dagli Stati Uniti, avevano contribuito a ridurre il fenomeno, che era praticamente scomparso dal 2013. Tuttavia, gli attacchi sono ripresi sporadicamente dal 2023, ma negli ultimi mesi la frequenza è diventata particolarmente allarmante.

Le ragioni dell’intensificarsi della pirateria sono molteplici e correlate soprattutto alla guerra in Medio Oriente e all’instabilità in Somalia. Con la ripresa dei bombardamenti statunitensi e israeliani contro l’Iran a fine febbraio, molti governi hanno reallocato risorse militari da operazioni contro la pirateria a situazioni più vicine al conflitto. Zone strategiche come lo stretto di Hormuz e il Mar Rosso sono diventate priorità, lasciando un vuoto nelle operazioni antipirateria.

L’impatto della guerra ha indotto molte navi a navigare più vicino alle coste somale, aumentando la loro vulnerabilità agli attacchi. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi del petrolio ha reso il sequestro di petroliere come la Honour 25 un’operazione più redditizia per i pirati, il cui valore del carico è cresciuto, consentendo richieste di riscatto più alte.

I pirati adesso dispongono di attrezzature e armi migliori rispetto al passato. Mentre una volta erano male armati e colpivano solo navi vicine alla costa, ora possono utilizzare armi pesanti e telefonia satellitare per attaccare navi in transito anche al largo delle coste, nell’Oceano Indiano. Secondo le autorità somale, questi miglioramenti tecnologici potrebbero derivare dalla cooperazione con il gruppo Houthi, che cerca di espandere la propria influenza nella regione.

La Somalia è infatti uno dei paesi più poveri al mondo, e il governo centrale lotta per affermare la propria autorità. La guardia costiera e la marina sono esigue e male equipaggiate, incapaci di garantire una sorveglianza efficace delle coste. Inoltre, le forze di sicurezza sono spesso distolte da altri compiti, come la lotta contro gruppi terroristici come al-Shabaab e lo Stato Islamico.

Un altro fattore significativo che spiega l’aumento della pirateria è il deterioramento della situazione economica in Somalia. I pirati provengono frequentemente da comunità di pescatori che già affrontano enormi difficoltà. La pesca invasiva, principalmente da parte di grandi pescherecci provenienti da nazioni come la Cina, rappresenta una minaccia per i pescatori locali, dato che le autorità somale non riescono a proteggere le loro acque.

Negli ultimi anni, l’aumento vertiginoso dei costi di alimenti, fertilizzanti e carburanti ha avuto conseguenze devastanti per la popolazione. Inoltre, i tagli ai fondi per la cooperazione internazionale decisi dall’ex presidente americano Donald Trump hanno aggravato ulteriormente la situazione. Fino al 2024, gli Stati Uniti avevano fornito oltre un miliardo di dollari in aiuti e cooperazione alla Somalia, ma i successivi tagli hanno portato alla chiusura di numerosi programmi di supporto e alla diminuzione degli aiuti umanitari, aumentando così l’instabilità nel paese.

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