Crisi idrica a Kiev: il Cremlino utilizza l’arsenale contro i civili
DALLA NOSTRA INVIATA
KIEV – I recenti piani di Mosca per la resa di Kiev prevedono l’utilizzo di armamenti strategici per poter privare la città di acqua, elettricità e riscaldamento. Secondo un documento russo intercettato dagli ucraini e riportato dal New York Times, l’arsenale include settanta missili balistici, 720 droni a lungo raggio e 150 bombe guidate, con l’obiettivo di ridurre il 90% della capacità energetica di Kiev, Kharkiv e Odessa. Questo piano, presentato ai partner europei, evidenzia una strategia volta a causare disagi ai civili per ottenere ciò che l’esercito russo non riesce a conquistare sul campo, riporta Attuale.
Per privare Kiev dell’acqua non è necessario prosciugare il fiume Dnipro; è sufficiente interrompere le pompe che forniscono acqua potabile e smaltiscono i reflui. L’acquedotto di Kiev consuma circa 700 milioni di litri d’acqua al giorno e rappresenta uno dei principali utilizzatori di energia della capitale. Ogni attacco a una centrale elettrica o a una sottostazione può fermare il flusso vitale dell’acqua. Il 14 ottobre, molte abitazioni sono rimaste senza luce né acqua, mentre i missili hanno colpito le centrali di cogenerazione della città, riducendo la loro capacità da circa 1,3 gigawatt a 500 megawatt, aumentando ulteriormente la vulnerabilità del sistema idrico.
Un precedente allarmante si registra a Mykolaiv, dove gli abitanti stanno affrontando da tempo una crisi idrica. Serhii Horkutsenko, vicedirettore di Kyivvodokanal, ha dichiarato che la situazione a Kiev è ora più grave rispetto ai primi mesi dell’invasione russa. Ogni nuovo guasto nella rete idrica, già danneggiata da continui assalti, si somma ai problemi preesistenti. Le scorte domestiche d’acqua possono solo coprire i bisogni immediati, senza sostituire l’afflusso continuo di acqua necessario per gli usi domestici e pubblici.
Il malfunzionamento delle forniture elettriche provoca danni alle attrezzature, aggravando la situazione già critica. Horkutsenko ha spiegato che il personale è insufficiente e ogni lavoratore è costretto a svolgere il lavoro di quattro. Sebbene vi siano già pronte autobotti per trasportare acqua potabile in caso di emergenza, questo non risolve il problema di garantire la possibilità di lavarsi e mantenere l’igiene.
«Se il sistema fognario si ferma, avremo una catastrofe epidemiologica entro tre giorni», ha avvertito Horkutsenko. I reflui, senza energia per essere pompati, rischiano di allagare la città. Mykhailo Yatsuk, direttore dell’Istituto per i problemi idrici e la bonifica, ha messo in guardia sui rischi legati all’impianto di trattamento di Bortnychi, l’unico della capitale, gravemente danneggiato dai bombardamenti. Interventi sulle stazioni di pompaggio dei reflui potrebbero compromettere l’intero sistema fognario.
Con l’arrivo dell’inverno, il gelo potrebbe complicare ulteriormente la situazione. Horkutsenko ha avvertito che temperature inferiori a dieci gradi possono congelare le tubature interne degli edifici, rendendo insufficiente anche la ripristinata fornitura elettrica. I generatori, attualmente in funzione nella rete idrica, funzionano come una misura temporanea ma non possono sostituire il sistema elettrico stabilito. Il sindaco Vitali Klitschko ha sottolineato che la loro operatività non può essere garantita senza interruzioni. E mentre la situazione si aggrava, l’esperta energetica Viktoria Voytsitska ha denunciato la mancanza di preparazione: la stabilità delle forniture idriche potrebbe essere ripristinata solo nella primavera del 2027. L’inverno, però, è già alle porte.