La sinistra critica la riforma della giustizia: dalla memoria corta alla difesa della magistratura

20.09.2025 03:25
La sinistra critica la riforma della giustizia: dalla memoria corta alla difesa della magistratura

Proteste in Parlamento contro la riforma giudiziaria

L’irruzione dei banchi della sinistra verso il centro dell’emiciclo di Montecitorio ha segnato una netta protesta contro i festeggiamenti dei ministri Tajani e Nordio per l’approvazione in terza lettura della riforma giudiziaria, lasciando immaginare una difesa fisica della magistratura da un attacco golpista. Tuttavia, la sinistra non ha sempre avuto questa visione, riporta Attuale.

Agli inizi degli anni Novanta, il deputato comunista Alberto Malagugini, successivamente giudice costituzionale, suggerì al presidente della Repubblica Francesco Cossiga di limitare i suoi attacchi alla magistratura per evitare che “quelli là ci travolgano”. Questa paura nei confronti del potere giudiziario era trasversale, ma studi recenti evidenziano che preoccupazioni simili sono emerse anche in tempi più recenti. Durante il congresso del Partito Democratico del 2019, come riportato da Giuseppe Benedetto, il tema della separazione delle carriere fu sollevato da Debora Serracchiani e Maurizio Martina, con l’appello per un processo basato sulla parità delle parti e la terzietà del giudice. Queste affermazioni erano formulate nel contesto del timore di una deriva giustizialista del governo Lega-M5s.

La riforma proposta per il prossimo anno, che sarà sottoposta a referendum, intende ridurre il potere delle correnti giudiziarie attraverso il sorteggio dei membri dei consigli superiori e trasferire il potere disciplinare a un’alta corte formata anch’essa tramite sorteggio. I timori riguardo a un depotenziamento del ruolo del pubblico ministero sono considerati infondati, poiché si teme che un Consiglio superiore composto solo da magistrati possa rafforzare il loro potere. Si ricorda che l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui il pubblico ministero è completamente indipendente dal potere esecutivo e dalle alte cariche della magistratura.

In confronto, negli altri principali Paesi democratici, il pubblico ministero è nominato in diverse modalità dal governo, come negli Stati Uniti, in Giappone, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Norvegia. In Portogallo, i pubblici ministeri sono nominati dal procuratore generale che presiede il loro Consiglio superiore. Anche in Grecia vige una situazione simile. È difficile sostenere che in tutti questi Paesi ci siano regimi autoritari; quindi, è opportuno interrogarsi sul motivo di una scelta che l’Italia ha condotto in autonomia.

La ragione è piuttosto chiara: poiché il governo è responsabile della repressione dei reati e la politica determina l’interesse pubblico, il pubblico ministero funge da braccio operativo. Tuttavia, l’Italia si distingue con un’ottica diversa: l’obbligatorietà dell’azione penale consente ai magistrati di decidere su quali fascicoli dare priorità, una scelta che ricade tipicamente in ambito politico. Ci sarebbe molto da discutere, ma è fondamentale mantenere un equilibrio nei toni e nelle osservazioni.

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