Giuli e Meloni: confusione dopo l’incontro a Palazzo Chigi e differenze nei retroscena di Corriere e Foglio

12.05.2026 06:45
Giuli e Meloni: confusione dopo l'incontro a Palazzo Chigi e differenze nei retroscena di Corriere e Foglio

Dopo l’incontro a Palazzo Chigi, c’è grande confusione nel panorama culturale italiano. Secondo i quotidiani, l’incontro tra la premier Giorgia Meloni e il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sollevato interrogativi sui contenuti della conversazione. Giuli, secondo il Corriere della Sera, si è scusato, dichiarando: «Ho capito di aver sbagliato, di aver provocato un problema al governo e al partito». Al contrario, Il Foglio riporta che Giuli ha espresso preoccupazione, affermando: «Non ce la faccio. Io posso andare via. Io non volevo farlo, me lo avete chiesto voi», riporta Attuale.

Alessandro Giuli e Giorgia Meloni

La convocazione di Giuli è stata necessaria poiché ci sono state tensioni tra Palazzo Chigi e il Ministero della Cultura riguardo alla rimozione di Proietti e Merlino. Secondo fonti accreditate, l’azione di Giuli è stata vista come un «harakiri», in riferimento all’intellettuale giapponese Yukio Mishima, figura che Giuli stima. Dopo aver richiesto un incontro con Meloni, il ministro ha cercato di ripristinare i rapporti di forza tra le parti.

L’aereo perduto

Terminato l’incontro, Giuli doveva partire per Bruxelles, ma il suo volo è stato cancellato a causa di uno sciopero. Il Foglio riporta che Meloni ha chiesto a Giuli: «Ti abbiamo sempre difeso. Di chi ti fidi?». Nel frattempo, Giuli sta preparando anche l’addio della sua capo di gabinetto Valentina Gemignani, affermando che il capo della segreteria tecnica, Merlino, era un «informatore di Mollicone». Secondo voci, ieri Meloni ha cercato Giuli per richiedere l’incontro.

Il retroscena su Buttafuoco

Inoltre, riguardo alla lite alla Biennale, emerge un interessante retroscena: Meloni ha proposto a Buttafuoco di diventare ministro ma Buttafuoco ha risposto: «C’è chi meglio di me lo può fare, Alessandro». Questo episodio rivela un’ironia amara, poiché l’Italia rischiava di avere un governo che si schierava con l’Ucraina, ma con un ministro incline a invitare i russi agli eventi. Una situazione che evidenzia come in Italia, nonostante le problematiche, le questioni rimangano in uno stato di confusione e dibattito.

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