La situazione in Tibet dopo l’esondazione: gravi carenze informative e controllo statale cinese

30.08.2026 14:45
La situazione in Tibet dopo l'esondazione: gravi carenze informative e controllo statale cinese

Tragedia in Tibet: oltre 3.000 dispersi dopo l’esondazione catastrofica

Con oltre 3.000 dispersi a causa di una violenta esondazione avvenuta mercoledì, di cui 546 nella regione cinese del Tibet e gli altri in Nepal, la situazione rimane critica. I numeri complessivi includono 16 morti su un totale di 734. Tuttavia, poco si sa della situazione in Tibet, dove il rigido controllo delle informazioni da parte del governo cinese sta ostacolando la trasparenza, riporta Attuale.

La mancanza di informazioni chiare sulla scala dei danni in Tibet contrasta con i continui aggiornamenti, foto e video provenienti dal Nepal, visibili quotidianamente. Questa discrepanza rappresenta un problema sia per chi si trova all’esterno che per gli stessi cittadini cinesi.

L’area tibetana colpita dall’esondazione è accessibile solo con permessi speciali, limitando la presenza di giornalisti stranieri. Mentre i media internazionali mostrano immagini devastanti dal Nepal, le notizie dal Tibet provengono unicamente dai media statali cinesi, che favoriscono l’immagine dei soccorsi ma offrono pochi dettagli sull’effettivo stato della situazione. La censura digitale cinese impedisce le testimonianze locali sui social.

I media cinesi non hanno dato particolare risalto al disastro. Giovedì sera, quando i soccorsi erano uno dei principali argomenti nel mondo, i telegiornali cinesi preferivano informare sul rilascio di un nuovo volume di opere del presidente Xi Jinping. Né è stato diffuso uno dei video più visti, che mostra una massa d’acqua travolgere tutto in pochi secondi, filmato da una telecamera di sorveglianza al valico di confine di Gyirong. La televisione di stato ha trasmesso solo un fermo immagine, poco chiaro rispetto alla gravità dell’esondazione.

Questo non implica che il governo cinese sia indifferente alla situazione; al contrario, sembra esserne consapevole. Il Tibet è una regione autonoma annessa alla Cina nel 1951, con una lunga storia di istanze indipendentiste che il governo reprime. Nonostante le proteste siano diminuite, il movimento per l’indipendenza rimane forte, e il governo teme ulteriori malcontenti derivanti dalla gestione della crisi e dalle misure di prevenzione. In risposta, ha intensificato la comunicazione sui soccorsi.

Xi Jinping ha personalmente coordinato una riunione d’emergenza, ordinando l’invio di centinaia di soccorritori. Inoltre, il premier Li Qiang è stato inviato in visita, un evento raro per la seconda carica dello stato. Sabato scorso, il ministro degli Esteri Wang Yi ha contattato il suo omologo nepalese, definendo l’evento “il più grave disastro transfrontaliero” degli ultimi anni e promettendo cooperazione.

Il Partito Comunista ha avviato una mobilitazione delle sue risorse, invitando i membri a partecipare ai soccorsi o a raccogliere beni essenziali da inviare. Questa iniziativa ha anche scopi ulteriori, servendo a rinforzare le attività di sorveglianza, con direttive che invitano i membri a mantenere l’ordine sociale e garantire la stabilità nelle aree colpite.

Nel frattempo, la diaspora tibetana, composta da 130.000 a 150.000 persone, fatica a ricevere notizie sui propri familiari e sulle condizioni nei luoghi d’origine. “È incredibile che, nonostante la nostra vasta rete di contatti, non riusciamo a ottenere nessuna informazione”, ha commentato Lhadon Tethong, direttrice di un’importante associazione per i diritti umani.

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  1. Incredibile che in un momento così tragico ci sia ancora censura. La gente ha bisogno di verità e chiarezza, non solo propaganda. Ci vorrebbe più umanità e meno controllo. Non posso fare a meno di pensare a come ci si sentirebbe a essere completamente isolati dalle notizie, è assurdo!!!

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