L’accordo tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz: situazioni incerte e transiti limitati

17.06.2026 09:45
L'accordo tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz: situazioni incerte e transiti limitati

Trump annuncia un accordo per la fine della guerra con l’Iran, ma la ripresa del transito nello stretto di Hormuz è incerta

Domenica, Donald Trump ha dichiarato un accordo per porre fine alla guerra con l’Iran, incitando «navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!». Tuttavia, la riapertura dello stretto di Hormuz, cruciale per il traffico marittimo globale, è lontana dalla realizzazione: delle circa 580 navi presenti nella zona, meno di dieci attraversano il passaggio ogni giorno, numero che non è cambiato rispetto alle settimane precedenti, quando le petroliere effettuavano transiti segreti. Per avere la certezza di un transito sicuro, le compagnie di navigazione richiederanno tempo, come riporta Attuale.

I responsabili delle compagnie di navigazione sottolineano che ci sono problemi tecnici, economici e di fiducia. La vera prova si avrà quando le petroliere inizieranno a transitare con le cisterne vuote, dirette a rifornirsi nei paesi del Golfo, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma il ritorno alla normalità richiederà mesi, e la nuova normalità potrebbe non riflettere quella precedente alla guerra.

Il prossimo passo cruciale avverrà venerdì 19 giugno, quando il memorandum sarà formalmente firmato, affinché si trasformi in un accordo, sebbene limitato a soli 60 giorni. Sarà allora che la riapertura dello stretto sarà ufficializzata, almeno formalmente.

Jotaro Tamura, capo di Mitsui OSK Lines, il più grande operatore di petroliere al mondo, ha affermato al Financial Times che l’accordo «deve essere concreto e tradursi in situazioni reali nello stretto di Hormuz prima che le compagnie di navigazione possano fidarsi a passare». A tale proposito, la questione della sicurezza marittima resta un tema delicato, complicato dalla scorsa esperienza di aprile quando il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dichiarò lo stretto “aperto”, solo per essere contraddetto dai Guardiani della Rivoluzione, provocando l’inversione di rotta di 33 navi.

Inoltre, è fondamentale sminare le acque dello stretto. Attualmente esistono solo due rotte sicure, a nord vicino all’Iran e a sud vicino all’Oman, che consentono il passaggio a bassa velocità, ma non garantiscono una circolazione normale. L’effettivo sminamento potrebbe ridurre le tariffe di assicurazione, attualmente elevate e disincentivanti per le navi.

Un altro aspetto preoccupante è il deterioramento delle condizioni delle navi ferme nel Golfo Persico, che rischiano di avere scafi coperti di organismi marini. La necessità di ripristinare una flotta operativa efficiente richiederà tempo e impegno.

Dal punto di vista politico, ci sono due incognite principali: la stabilità dell’accordo e la questione dei pedaggi richiesti dall’Iran per il passaggio delle navi nello stretto, che Trump ha assicurato sarà libera, mentre Tehran ha specificato che saranno previste spese per 60 giorni, seguite da una tassa per la gestione del transito. Le incertezze riguardanti queste tasse potrebbero influenzare i piani delle compagnie di navigazione.

Gli esperti avvertono che anche se il transito riprendesse, non ci si aspetta un ritorno immediato ai livelli pre-guerra. Attualmente, circa 10.000 dei 36.000 pozzi della regione sono operativi, e la riparazione di quelli danneggiati richiederà molto tempo. Secondo Morgan Stanley, la produzione di gas e petrolio nella regione potrebbe tornare al 50% dei livelli pre-guerra a settembre e all’80% entro dicembre, ma la guerra potrebbe avere cambiato in modo irreversibile l’economia del Golfo, con molti paesi che cercano fornitori alternativi per ridurre la loro dipendenza dalla regione.

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