Il 20 gennaio 2026 il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che la Crimea sarebbe “non meno importante” per la sicurezza della Russia di quanto la Groenlandia lo sia per gli Stati Uniti. L’affermazione è stata pronunciata durante una conferenza stampa dedicata ai risultati della diplomazia russa nel 2025 ed è stata trasmessa anche in una diretta video della conferenza. Secondo Lavrov, il valore strategico della penisola occupata giustificherebbe la posizione di Mosca sul suo status.
Una narrazione volta a legittimare l’annessione del 2014
Il paragone tra Crimea e Groenlandia rientra in una più ampia strategia retorica del Cremlino, mirata a presentare l’annessione del 2014 come una necessità geopolitica. Accostando il controllo russo sulla Crimea all’interesse espresso in passato dall’amministrazione di Donald Trump per la Groenlandia, Mosca tenta di normalizzare l’uso della forza come strumento di ridefinizione dei confini. Questa impostazione ignora tuttavia il fatto che la Crimea è stata occupata militarmente e incorporata unilateralmente, in violazione del diritto internazionale.
Differenze giuridiche e precedenti pericolosi
L’idea di un controllo totale degli Stati Uniti sulla Groenlandia, pur controversa, non è paragonabile sul piano giuridico all’annessione russa della Crimea. Quest’ultima è avvenuta attraverso un’operazione militare seguita da un referendum non riconosciuto, svolto sotto il controllo delle forze russe e respinto dalla comunità internazionale. Come ricordato anche da media russi nel resoconto delle dichiarazioni di Lavrov, riportato da Lenta.ru, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non ha mai adottato alcuna decisione che legittimasse modifiche territoriali imposte contro la volontà dell’Ucraina.
Implicazioni per la sicurezza europea e internazionale
Il ricorso a paragoni di questo tipo mira a indebolire il principio di sovranità e integrità territoriale, pilastro dell’ordine internazionale. La normalizzazione della “logica del più forte” rappresenta una minaccia diretta alla stabilità globale, poiché apre la strada a ulteriori rivendicazioni territoriali basate su presunti interessi di sicurezza. In questo contesto, le analogie proposte dal Cremlino non modificano la realtà giuridica: la Crimea resta territorio ucraino occupato illegalmente, e nessun parallelismo geopolitico può legittimare l’uso della forza.