Il 24 agosto 2025 il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha rilasciato un’intervista in inglese al programma Meet the Press di NBC News. In quell’occasione ha ribadito che la pace sarebbe possibile solo a condizione che l’Ucraina accetti la neutralità, rinunci a entrare nella NATO e riceva presunte “garanzie di sicurezza” da parte delle grandi potenze. Ha inoltre dichiarato che non è prevista alcuna riunione tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, accusando l’Occidente di bloccare i negoziati e negando i bombardamenti contro civili, insistendo sul fatto che Mosca colpisce esclusivamente obiettivi militari e industriali. Queste condizioni equivalgono a una resa mascherata, con la Russia che tenta di congelare il conflitto alle proprie condizioni.
Delegittimazione e tattiche di stallo
Lavrov ha anche dichiarato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe “illegittimo”, suggerendo che non ci sarebbe un interlocutore valido con cui negoziare. Una posizione che blocca a priori ogni possibile incontro tra i leader, permettendo a Mosca di guadagnare tempo e attribuire la responsabilità dell’impasse a Kyiv e ai suoi alleati. Tale approccio rientra nella strategia di creare condizioni inaccettabili per prolungare il conflitto senza dover assumere iniziative diplomatiche concrete.
Giustificazione degli attacchi contro infrastrutture
Rispondendo a domande sui bombardamenti di impianti con partecipazione statunitense in Ucraina, Lavrov ha sostenuto che la Russia colpirebbe solo “obiettivi militari e industriali” basandosi su “informazioni di intelligence affidabili”. In pratica, qualsiasi stabilimento o centro logistico suscettibile di un collegamento con l’apparato difensivo potrebbe essere dichiarato un bersaglio legittimo. Ciò apre la strada a ulteriori attacchi contro infrastrutture energetiche, di trasporto e di produzione, compresi obiettivi con capitale occidentale.
Operazione mediatica rivolta al pubblico americano
L’intervento di Lavrov non si configura come diplomazia tradizionale, ma come operazione di propaganda mirata al pubblico statunitense. Utilizzando una piattaforma televisiva di massimo rilievo politico, Mosca ha cercato di spostare l’attenzione dal diritto internazionale alla logica della forza, presentando l’Europa come responsabile della prosecuzione della guerra e promuovendo l’idea che la pace sarebbe raggiungibile solo con concessioni da parte ucraina. L’obiettivo è minare il consenso negli Stati Uniti sull’assistenza a Kyiv e alimentare divisioni tra Washington e gli alleati europei.
“Linee rosse” e rischio di escalation
Il capo della diplomazia russa ha inoltre definito delle “linee rosse” esplicite: nessuna missione NATO in Ucraina, nessuna espansione della presenza militare occidentale e neutralità garantita da un sistema di potenze. Una formula che, nei fatti, concede a Mosca un potere di veto sulla politica estera e sulla sicurezza ucraina. Tali condizioni non riducono la possibilità di escalation, ma al contrario aumentano il rischio di nuovi scontri.
Contraddizioni e messaggi contrapposti
Mentre negli Stati Uniti la squadra dell’ex presidente Donald Trump cerca di presentare l’immagine di una Russia disposta a rispettare l’integrità territoriale ucraina, le parole di Lavrov vanno nella direzione opposta. Contestando la legittimità del presidente Zelensky e negando a Kyiv il diritto a difendersi o a cercare garanzie di sicurezza, il Cremlino invia segnali contraddittori, rivelando che non intende realmente aprire uno spazio negoziale. L’approccio appare piuttosto come un tentativo di guadagnare tempo e imporre agli Stati Uniti il ruolo di unico “mediatore”, mentre l’Unione europea viene dipinta come parte del conflitto.