Le ricerche in Nepal e Tibet complicate dal rischio di nuova esondazione

28.08.2026 07:25
Le ricerche in Nepal e Tibet complicate dal rischio di nuova esondazione

Esondazione nel Tibet e in Nepal: oltre 1.300 dispersi e 469 morti

Il rischio di una nuova esondazione complica le delicate operazioni di soccorso per le più di 1.300 persone disperse a causa della violenta esondazione che mercoledì ha colpito la zona himalayana di confine fra il Nepal e la regione cinese del Tibet, provocando la morte di 469 persone, un numero in aumento. Una colossale massa di acqua, ghiaccio, fango e rocce ha devastato le valli dell’Himalaya su entrambi i lati del confine, distruggendo ponti e strade e rendendo difficili i collegamenti. L’intera area è attualmente senza elettricità, riporta Attuale.

Le operazioni di soccorso, già difficili per le condizioni attuali, sono ora ulteriormente a rischio poiché in Tibet si sta formando un lago di sbarramento lungo il corso di due affluenti del fiume Bhote Koshi, minacciando una possibile esondazione. Se l’acqua dovesse fuoruscire, le conseguenze sarebbero devastanti. La Cina ha quindi sospeso i soccorsi a sua competenza, mentre nel lato tibetano sono registrate oltre 500 persone disperse.

Le ricerche sul lato nepalese sono coordinate dall’esercito, il quale utilizza 12 elicotteri e ha allestito un ospedale da campo nelle aree più colpite. Molte delle persone disperse risultano essere turisti, escursionisti e pellegrini, in una zona da sempre nota per le escursioni e alpinismo, specialmente verso il monte Kailash, meta di pellegrinaggi di diverse religioni, tra cui induismo, buddismo e giainismo.

L’esondazione di mercoledì sembra essere stata causata dal distacco di un’enorme massa di ghiaccio da un ghiacciaio. Il fenomeno è avvenuto in maniera repentina e ha travolto persone, edifici e infrastrutture. Video circolati mostrano ponti divelti e palazzi distrutti, confermando la gravità della situazione.

Il governo nepalese ha rifiutato l’offerta di aiuto proveniente da altri paesi per l’invio di squadre di ricerca e soccorso, dichiarando che le proprie risorse sono sufficienti. Un funzionario del ministero degli Esteri ha affermato che questa decisione si basa sull’esperienza del devastante terremoto del 2015, quando la presenza di molte squadre internazionali ha generato gravi problemi di coordinamento.

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