Maltrattamenti in famiglia a Rimini: un padre in carcere dopo il tentato suicidio della figlia
Una situazione di violenza domestica ha portato all’arresto di un uomo di 53 anni, originario del Bangladesh, a Rimini, dove è accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie e dei tre figli. Tra le vittime, una ragazza adolescente ha addirittura tentato il suicidio ingerendo dell’insetticida. Attualmente, l’uomo è detenuto in carcere, dopo che il giudice Andrea Falaschetti ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare su richiesta della Procura, secondo quanto riporta Attuale.
Le indagini, condotte dal sostituto procuratore Davide Ercolani, hanno rivelato anni di presunti maltrattamenti che sarebbero iniziati in Bangladesh e continuati in Italia, tra Bologna e Rimini. La denuncia degli abusi è emersa soprattutto dai racconti della figlia di 15 anni, che lo scorso anno avrebbe raccontato a una psicoterapeuta scolastica di essere picchiata dal padre. Un mese dopo, la giovane ha tentato di togliersi la vita, provocando il suo ricovero d’urgenza presso l’ospedale Infermi.
Secondo la madre, l’uomo avrebbe colpito la ragazza sbattendo la sua testa contro il muro, dopo aver scoperto che era andata al parco anziché studiare. Quando la madre ha cercato di intervenire, è stata a sua volta aggredita. In un episodio avvenuto lo scorso giugno, un calcio all’addome ha causato perdite di sangue alla giovane, che, inizialmente spaventata, non ha rivelato ai medici l’origine delle ferite. Tuttavia, a inizio luglio, durante un incontro con i servizi sociali, madre e figli hanno finalmente avuto il coraggio di raccontare anni di violenza, chiedendo aiuto per non tornare più a casa.
I servizi sociali e le forze dell’ordine hanno provveduto a trasferire la famiglia in una struttura protetta con indirizzo segreto. In agosto, supportata da una mediatrice culturale, la donna ha formalizzato la denuncia contro il marito. Un altro aspetto inquietante del caso riguarda il presunto matrimonio combinato in Bangladesh. Gli inquirenti sostengono che il padre abbia iniziato a esercitare pressioni sulla figlia fin dall’età di 13 anni per costringerla a sposare un connazionale, nonostante la giovane desiderasse rimanere in Italia per proseguire gli studi. La situazione è stata bloccata grazie all’intervento dei servizi sociali e delle forze dell’ordine.