L’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non si farà più alle elementari e medie, dove verrà vietato di parlare di tematiche sessuali in aula “ad attivisti ideologizzati” ed “esperti esterni”. Alle superiori, invece, si potrà affrontare il tema, ma solamente con il consenso dei genitori, che dovranno conoscere temi e materiale didattico. Sono le nuove regole introdotte da un emendamento della Lega, approvato ieri in commissione Cultura della Camera, che sta esaminando il disegno di legge sul consenso informato presentato dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. La decisione ha scatenato immediate polemiche e accuse di censura e oscurantismo. Ma perché l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è considerata così importante? E da che età bisognerebbe avere accesso a questo tipo di temi e argomenti?, riporta Attuale.
Che cos’è l’educazione sessuo-affettiva? Per prima cosa, un diritto umano
Per prima cosa, è bene ricordare che l’educazione sessuo-affettiva è considerata un diritto umano, ed è riconosciuta come tale da vari organismi internazionali, tra cui le Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia dell’Onu, ad esempio, stabilisce il diritto dei bambini e degli adolescenti ad accedere a informazioni appropriate e sicure sulla sessualità.
L’educazione sessuo-affettiva comprende informazioni e competenze che riguardano la sessualità, le relazioni interpersonali, l’identità di genere, i diritti sessuali e la salute sessuale e riproduttiva. È un percorso formativo che integra aspetti biologici, psicologici, emotivi, relazionali, sociali ed etici della sessualità umana, con l’obiettivo di promuovere il benessere personale, il rispetto reciproco, la parità di genere e la prevenzione di comportamenti a rischio.
Come suggerisce l’espressione “sessuo-affettiva”, preferibile a quella di “educazione sessuale”, gli argomenti toccati non riguardano esclusivamente il corpo e i suoi aspetti biologici e tecnici – che rimangono comunque un tema importante – ma comprendono anche la dimensione emotiva e relazionale, riconoscendo gli aspetti affettivi e relazionali della sfera della sessualità.
Perché l’educazione sessuo-affettiva è così importante?
L’educazione sessuo-affettiva aiuta a vivere in modo consapevole e sano la propria sessualità e affettività, a conoscere se stessi e rispettare gli altri in questi ambiti. Inoltre, contribuisce alla salute fisica e psicologica, fornendo informazioni corrette su contraccezione, prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e cura del corpo, ma anche promuovendo modelli relazioni sani, la cultura del consenso e la comunicazione empatica. Infine, contrasta stereotipi e disuguaglianze: aiuta a riconoscere e superare pregiudizi di genere, ruoli imposti e discriminazioni e promuove parità, rispetto e inclusione nelle relazioni e nella società.
Negli ultimi anni, numerosi studi internazionali hanno confermato l’efficacia dell’educazione sessuo-affettiva nel promuovere il benessere dei giovani e nel ridurre i comportamenti a rischio. Una metanalisi pubblicata su Frontiers in Public Health nel 2023 ha evidenziato che i programmi di educazione sessuale comprensiva contribuiscono a un uso più consapevole della contraccezione e a una maggiore capacità di scelta responsabile rispetto alla sessualità. Risultati simili emergono anche da una revisione sistematica apparsa su BMC Women’s Health (2024), secondo cui l’educazione sessuale scolastica, se accompagnata da servizi di salute accessibili e da un approccio affettivo-relazionale, riduce le gravidanze indesiderate e migliora la consapevolezza corporea.
Ma, come già accennavamo, l’impatto non riguarda solamente la salute sessuale e riproduttiva. L’educazione sessuo-affettiva contribuisce anche a sviluppare modelli relazionali sani e positivi, che possono avere un’importante ruolo nella riduzione della violenza di genere e domestico-relazionale. Uno studio qualitativo condotto in Messico ha analizzato l’impatto di un corso di educazione alla sessualità che incoraggia la riflessione critica sulle norme di genere. Si è visto che il corso ha contribuito a modificare atteggiamenti, intenzioni e comportamenti in relazione a relazioni affettive tossiche: per esempio, a far ripensare convinzioni come “la gelosia è segno d’amore” o “la possessività è normale”. Un ruolo chiave sottolineato anche dall’Unesco, che sostiene che con l’introduzione nei programmi di questo tipo di formazione la scuola possa essere “un luogo di prevenzione e cambiamento”.
Iniziare presto
L’educazione sessuo-affettiva non dovrebbe aspettare l’adolescenza: già nella scuola primaria si possono affrontare temi adeguati all’età, come la conoscenza del proprio corpo, il rispetto dei confini personali e l’espressione delle emozioni. Avviare questi percorsi precocemente “significa fornire ai bambini e alle bambine strumenti di autodeterminazione, di consapevolezza e di protezione fin da quando sono piccolissimi”, spiega la psicologa e psicoterapeuta Laura Brambilla sul suo profilo Instagram. Brambilla, che si occupa di educazione al consenso, al corpo e alle relazioni “fin dalla nascita” (come si legge sui suoi social), sottolinea che “iniziare presto con l’educazione sessuale non significa esporre i bambini a contenuti espliciti o invitare a una sessualità precoce”, ma piuttosto “significa tutelarli fornendo loro risposte e sostegno adeguati all’età, prevenendo così sperimentazioni non sicure per sé e per gli altri.”
L’educazione sessuo-affettiva in Italia serve? Qualche dato
Nel nostro Paese, un giovane su 2 non sa riconoscere le infezioni sessualmente trasmissibili (IST). Anche la conoscenza sui metodi di prevenzione risulta essere limitata: meno di 1 giovane su 2 (44%) usa abitualmente il preservativo e quasi 5 giovani su 10 (46,6%) non sanno che è l’unico metodo contraccettivo in grado di proteggere dal contagio di infezioni. Molti giovani nutrono false convinzioni sui metodi contraccettivi: 1 giovane su 3 (32,8%) crede che il coito interrotto sia efficace contro le IST e le gravidanze indesiderate, mentre il 17,8% continua a praticarlo pur consapevole dei rischi. Questi dati, emersi dall’ultimo report dell’Osservatorio ‘Giovani e Sessualità’, promosso da Durex e Skuola.net, dipingono un quadro piuttosto sconfortante per quanto riguarda le conoscenze dei giovani italiani.
E anche sul tema dell’affettività, i numeri non sono particolarmente felici. Secondo i dati contenuti nel report ‘Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza, diffuso a febbraio