Ultime notizie sull’Inno nazionale italiano: il Ministero della Difesa ha ricevuto indicazioni per escludere il “Sì!” finale dell’ultima strofa de “Il canto degli Italiani”, a causa della sua assenza nel testo originale di Goffredo Mameli, con la modifica che ha suscitato malcontento tra i soldati, abituati a questo coinvolgente finale, riporta Attuale.
Questa nuova decisione si fonda su una circolare che riflette un decreto del Presidente della Repubblica datato 14 marzo 2025. Riferisce Il fatto quotidiano che la circolare impone che, durante eventi pubblici e cerimonie militari, il “Sì!” non venga più pronunciato. La modifica, sebbene legittima dal punto di vista formale, suscita interrogativi e preoccupazioni tra i membri delle forze armate.
Un Inno travagliato dalla sua origine
Il viaggio di questo Inno nazionale è stato costellato di vicissitudini sin dalla sua prima esecuzione pubblica a Genova il 10 dicembre 1847. Durante il Risorgimento, divenne un simbolo di libertà, ma dal 1861, l’Inno del neonato Regno d’Italia rimase la Marcia reale d’ordinanza, scritta dal capobanda Giuseppe Gabetti, fino a essere soppiantato durante il Ventennio dalla “Giovinezza”.
Un’adozione contrastata e il percorso verso il riconoscimento ufficiale
Costretto a subire molteplici cambiamenti e dibattiti, “Fratelli d’Italia” aumentava l’imbarazzo per il suo tono rivoluzionario e la mancanza di riferimento alla monarchia, aspetti che portavano a considerarlo un inno provvisorio. Questo stato di cose si protrasse fino al 12 ottobre 1946, quando finalmente il Ministro della Difesa, Cipriano Facchinetti, lo adottò ufficialmente come Inno nazionale provvisorio.
Nonostante gli sforzi legislativi, ci sono state critiche sul testo, un tempo considerato difficile da comprendere, e addirittura accuse di paternalismo per il richiamo ai “fratelli”. Pian piano, il tema della sostituzione dell’inno ha preso piede, con proposte che spaziavano da cori verdiani a famose canzoni italiane come “Volare” e “Azzurro”.
Un’invenzione musicale rivisitata da grandi compositori
Se si guarda al passato con uno sguardo critico, emerge un Mameli-bis, composto da Verdi, sebbene non memorabile. La dicitura “Fuoco per Dio sui barbari” è un’eco di fervore patriottico, ma raramente ricordato nel contesto attuale. È la storia di un’Italia che ha visto i suoi eroi combattere con orgoglio e quella determinazione potrebbe risuonare oggi se solo tornassimo a riflettere su cosa rappresenta veramente l’inno.
Il futuro dell’Inno nazionale italiano è ancora da scrivere, mentre continuano i dibattiti sulla sua identità e rilevanza; l’attuale situazione dimostra che la musica può continuare a svolgere un ruolo cruciale nella formazione della memoria collettiva e nell’espressione identitaria.