L’ira di Trump: «Non sanno cosa fanno», ma la tregua resiste

24.06.2025 23:56
L'ira di Trump: «Non sanno cosa fanno», ma la tregua resiste

Conflitto tra Israele e Iran: le ultime dichiarazioni

In un contesto di tensione internazionale, l’Iran si trova 30 minuti avanti rispetto a Israele. La confusione si è creata dopo che Donald Trump ha annunciato un cessate il fuoco senza specificare l’orario di attuazione, portando così i combattenti, che si affrontavano da oltre dodici ore, a sincronizzare i loro orologi in base alle necessità belliche. Nel frattempo, l’aviazione israeliana ha condotto un attacco massiccio su Teheran, con il risultato di uccidere altri due scienziati nucleari e eliminare i leader delle milizie Basiji, responsabili della repressione del dissenso. Rispondendo, le forze iraniane hanno lanciato una serie di missili poco prima dell’inizio della tregua, un colpo dei quali ha devastato un edificio a Beer Sheva, portando alla morte di quattro persone, riporta Attuale.

Il cessate il fuoco avrebbe dovuto entrare in vigore alle 7 ora israeliana, come chiarito da Benjamin Netanyahu, che ha cercato di giustificare i bombardamenti, affermando di aver colpito il cuore di Teheran poche ore prima della tregua. Tuttavia, gli aerei israeliani hanno continuato a decollare verso la capitale anche dopo le 10.30, in seguito al lancio di missili dall’Iran.

Un’interessante rivelazione è emersa dalle parole di Trump, pronunciato a microfoni aperti poco prima di salire a bordo dell’elicottero della Casa Bianca, in cui ha esprimuto il suo disappunto nei confronti di Israele e dell’Iran, affermando che le due nazioni si stanno affrontando da talmente tanto tempo che “non sanno più quello che stanno facendo”.

Nonostante le intensificazioni, il giorno della tregua ha visto il comando per il Fronte Interno annunciare un ritorno alla normalità in Israele, dopo dodici giorni di conflitto. Le scuole e gli uffici hanno riaperto e l’aeroporto Ben Gurion ha tentato di riprendere le normali operazioni di volo. Tuttavia, la compagnia aerea nazionale El Al è ancora impegnata in voli di emergenza per riportare a casa gli israeliani bloccati all’estero. Le perdite umane sono state significative, con un totale di 29 morti e un numero complessivo di missili che hanno infranto il sistema di difesa israeliano pari a 50-60 su un totale di 500-550 lanciati.

È emerso che il Qatar ha mediato tra le forze americane e iraniane per negoziare la fine del conflitto, dopo che gli iraniani hanno colpito la base americana nel piccolo Stato del Golfo in risposta agli attacchi statunitensi. D’altra parte, anche Teheran ha lanciato una serie di missili contro Doha, dimostrando la volontà di affrontare le conseguenze provocate. I dirigenti qatarini hanno, pubblicamente, minacciato rappresaglie, ma hanno anche sfruttato la situazione per avviare trattative segrete.

Netanyahu ha fatto appello alle sue conquiste, proclamando di aver demolito il programma nucleare iraniano, affermando che questa vittoria durerà per generazioni. Tuttavia, l’intelligence americana si mostra scettica: secondo fonti, il raid non avrebbe compromesso i componenti cruciali, ritardando di pochi mesi lo sviluppo delle armi nucleari iraniane.

Nel frattempo, non sono mancati scontri tra Trump e Netanyahu, come rivelato da un media israeliano, con il presidente americano che ha sottolineato il cessate il fuoco come un successo personale. Durante la campagna elettorale per la sua rielezione, Trump ha rievocato un precedente confronto con Netanyahu riguardo all’uccisione di Qassem Soleimani, affermando che dovevano procedere insieme, ma che aveva ricevuto notizie improvvise che Israele non avrebbe partecipato.

Alla fine, Masoud Pezeshkian, presidente iraniano, ha proclamato la “fine della guerra dei 12 giorni” come una storica vittoria per il suo Paese. Tuttavia, la realtà indica che i dirigenti militari iraniani sono stati gravemente colpiti, con enormi perdite nelle loro strutture di missile e basi di lancio. Secondo Human Rights Activists, sono state calcolate 974 vittime, inclusi 387 civili e 268 membri delle forze di sicurezza. Pezeshkian ha dichiarato di essere pronto a negoziare con gli Stati Uniti “per difendere i nostri diritti legittimi”.

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