Lo scontro tra Netanyahu e Zamir sull’Iran: il premier voleva raid prima del voto

27.10.2026 07:35
Lo scontro tra Netanyahu e Zamir sull'Iran: il premier voleva raid prima del voto

Nel giorno del voto, circa 70.000 cittadini israeliani all’estero hanno acquistato biglietti per tornare a Tel Aviv, proclamandosi «la sorpresa che i sondaggi non hanno contato», riporta Attuale.

Molti di loro desiderano un cambiamento politico, mentre altri sono stati spinti a tornare dalle politiche della coalizione di estrema destra di Netanyahu, che hanno alterato la loro percezione all’estero. Viaggi costosi, definiti dal quotidiano Yedioth Ahronoth come «i biglietti più cari per il seggio», potrebbero influenzare l’esito elettorale, specialmente per quanto riguarda le piccole formazioni politiche che rischiano di non superare la soglia di sbarramento. Netanyahu e il suo partito, il Likud, sono consapevoli che molti degli israeliani in esilio si oppongono a lui, sebbene non manchi chi lo supporta.

Florence Belaïs, una di queste cittadine, ha affermato: «Bibi ha distrutto questo Paese», sottolineando che per la prima volta si presenta alle urne giunta da Parigi. Anche Chaim Mark, un emigrato della Silicon Valley, si è mobilitato per tornare: «Sono partito dieci anni fa a causa di Netanyahu e ora voglio che se ne vada per poter tornare». La mobilitazione della diaspora crea un flusso tra Israele e le urne americane, con le elezioni di midterm vicine.

Donald Trump ha ribadito il suo sostegno pubblico a Netanyahu, affermando che le elezioni israeliane sono interconnesse con quelle americane e celebrando la «vittoria condivisa in Iran». Tuttavia, la Casa Bianca ha rifiutato di lanciare azioni militari congiunte prima delle elezioni, in una tensione rivelata da Cnn che ha messo in luce lo scontro tra Netanyahu e il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, il quale ha chiesto di rispettare le procedure legali prima di avanzare in qualsiasi conflitto.

Avigdor Lieberman, ex ministro della Difesa, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta contro Netanyahu per tradimento. Da parte sua, l’ex capo di stato maggiore, Gadi Eisenkot, lo ha avvisato che l’esercito non può diventare uno strumento per la politica. Nonostante la «coalizione del cambiamento» sembri in vantaggio, le manovre per raggiungere una maggioranza stabile senza il supporto dei partiti arabi restano complicate.

Nei giorni scorsi, Netanyahu ha mobilitato le forze di sicurezza, avvertendo di possibili disordini provocati da «bande di anarchici sinistrorsi», una strategia che riemerge frequentemente durante le elezioni per galvanizzare il suo elettorato.

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