Israele al voto: le elezioni parlamentari decisive per Netanyahu
Martedì, durante le elezioni parlamentari in Israele, il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu affronta una battaglia cruciale per la sua sopravvivenza politica. Negli ultimi anni ha utilizzato il suo mandato per eludere i processi per corruzione a suo carico e per ostacolare la creazione di una commissione d’indagine indipendente sugli errori che hanno portato all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, riporta Attuale.
Netanyahu guida una coalizione di estrema destra, mentre l’opposizione è prevalentemente composta da partiti di destra e centrodestra. Nessuno di questi contesta realmente le guerre avviate dal governo attuale in Medio Oriente; piuttosto, la critica si concentra sulla gestione, ritenuta talvolta troppo oltranzista o, al contrario, troppo blanda.
Oggi si vota per rinnovare i 120 membri della Knesset, il parlamento unicamerale, che dovrà poi votare la fiducia a un nuovo governo. I partiti sono divisi grossomodo in tre blocchi: il principale è quello di Netanyahu, sostenuto dai suoi alleati di estrema destra, e il secondo è opposto a Netanyahu, guidato dal generale Gadi Eisenkot. I sondaggi suggeriscono che nessuno dei due blocchi potrebbe raggiungere la maggioranza di 61 seggi, rendendo cruciale il terzo blocco, composto dai partiti arabi.
Netanyahu è alla guida del Likud, il principale partito di destra, e ha governato con i partiti di estrema destra Potere ebraico, guidato dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, e Sionismo religioso, guidato dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Entrambi hanno posizioni razziste e ostili verso i palestinesi, sostenendo l’espansione delle colonie illegali in Cisgiordania e coprendo le violenze dei coloni.
In aggiunta, Netanyahu ha beneficiato del supporto di due partiti ultraortodossi, Ebraismo della Torah Unito (UTJ) e Shas, che si sono ritirati dal suo governo nel 2025 dopo aver preteso l’esenzione dal servizio militare per gli ebrei ultraortodossi. Tale esenzione, risalente alla fondazione dello stato di Israele, è diventata una questione molto sentita a causa del continuo stato di guerra di Israele dal 2023, che ha intensificato le rotazioni al fronte dei riservisti.
L’opposizione sionista, favorevole all’esistenza di Israele come stato ebraico, è spesso critica della condotta di Netanyahu, ma mantiene un approccio pragmatico. Il partito più rappresentativo di questo schieramento è Yashar, guidato da Eisenkot, il quale ha preso le distanze da Netanyahu per le sue posizioni riguardo agli ostaggi israeliani di Hamas, sostenendo la necessità di un cessate il fuoco immediato.
Nel contesto attuale, la sinistra israeliana è marginale e ridotta ai Democratici di Yair Golan, risultante dalla fusione tra il Partito Laburista e Meretz. Con la società israeliana sempre più spostata a destra, ideali liberali e pacifisti hanno perso di rilevanza. Golan ha criticato apertamente la condotta dell’esercito israeliano a Gaza, distinguendosi nel dibattito pubblico israeliano.
Due partiti arabi, Ra’am e Lista comune, cercano di concorrere per un ruolo determinante nel futuro governo. Sebbene abbiano espresso la disponibilità a supportare una coalizione alternativa a Netanyahu, gli altri partiti hanno finora rifiutato, temendo ripercussioni elettorali.
I seggi sono aperti dalle 6 alle 21, ora italiana. Israele utilizza un sistema elettorale proporzionale con uno sbarramento del 3,25%. In caso di mancanza di una maggioranza, le trattative post-elettorali saranno decisive. Netanyahu ha dimostrato in passato abilità nel contrattare, ma la situazione attuale vede l’opposizione con posizioni più fragili. Fare previsioni ora è azzardato.