Attacco a Kiev: Drammatiche testimonianze dall’Accademia delle Scienze
Vjaceslav Suchomlynov, 65 anni, specialista capo del settore protezione civile dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina, ha raccontato l’orrore dell’attacco avvenuto lunedì contro l’istituzione, un simbolo del centro di Kiev. Mentre la maggior parte dei dipendenti si trovava in pausa pranzo, un drone russo ha colpito l’edificio, causando un incendio devastante. «Ora è questa la nostra normalità. A Kiev si vive così: vai a lavorare e non sai se tornerai a casa la sera», riporta Attuale.
L’incidente è avvenuto poco prima delle 13:30, mentre il personale si trovava in ufficio. Un rumore secco precedette l’ingresso del fumo nero e denso, limitando le possibilità di evacuazione. Suchomlynov ha descritto il panico e la corsa verso le finestre come unica via di scampo. «C’era il cornicione, c’era spazio per restare in piedi fuori dalla portata delle fiamme, e da lì si aspettano i soccorsi», ha spiegato il protagonista dell’evacuazione, che ha visto molti colleghi seguire il suo esempio e cercare rifugio sui davanzali.
I soccorsi sono giunti tempestivamente, con i vigili del fuoco che hanno utilizzato le scale per evacuare le persone bloccate. Sul marciapiede, i feriti ricevevano cure mentre le squadre di emergenza continuavano ad operare. «Il fumo uccide più del fuoco», ha affermato Suchomlynov, sottolineando l’importanza di una corretta formazione in situazioni di emergenza. «Sapere dove sono le vie di uscita mi ha dato calma, non coraggio», ha aggiunto, evidenziando come l’architettura dell’edificio del 1850 abbia facilitato l’evacuazione.
Kiev, ora non è più una retrovia, è diventata un obiettivo strategico. Suchomlynov ha descritto la situazione attuale della capitale ucraina come un contesto di guerra aperta, con droni russi che continuano a colpire obiettivi civili. «Colpire l’Accademia delle Scienze non è un caso: è un messaggio a chi produce conoscenza», ha affermato, delineando l’impatto e la gravità delle aggressioni in corso.
La testimonianza di Suchomlynov non è solo un resoconto di un evento sfortunato, ma una riflessione profonda sull’esistenza e la resilienza a Kiev, dove il rumore delle esplosioni è diventato parte della quotidianità. Il 30 settembre 2026, Kiev vive sotto la costante minaccia dei droni, mentre il personale dell’Accademia continua a lottare per la sopravvivenza e per la scienza, nonostante l’ombra della guerra.