Colpo di Stato in Madagascar: il presidente Andry Rajoelina destituito dopo settimane di proteste
Un colpo di Stato è avvenuto in Madagascar dopo venti giorni di massicce manifestazioni contro il presidente Andry Rajoelina, causate dalla cronica mancanza di luce e acqua. Le proteste, iniziate da giovani appartenenti alla Generazione Z, hanno preso una piega drammatica con la repressione nelle strade della capitale Antananarivo, risultando in almeno 22 morti, tra cui un neonato di un mese. Il presidente Rajoelina ha tentato di sfuggire alla situazione fuggendo all’estero con l’aiuto di elicotteri francesi, mentre il Parlamento ha votato a favore dell’impeachment a suo carico, riportano Attuale.
Le tensioni culminate hanno condotto l’esercito presso l’unità Capsat a dichiarare ufficialmente la destituzione di Rajoelina il 14 ottobre. Con questa mossa, i militari hanno temporaneamente assunto il controllo dello Stato, sciogliendo tutte le istituzioni, tranne la Camera bassa del Parlamento, che ha sostenuto la messa in stato di accusa del presidente rieletto nel 2018.
In questo contesto, Madagascar, la quarta isola più grande del mondo e primo esportatore di vaniglia, sta ora vivendo momenti di grande instabilità. Gli eventi recenti hanno attirato l’attenzione globale, mostrando la precarietà della democrazia nel Paese, già segnata da sfide economiche e sociali significative. Nonostante l’opposizione pacifica iniziale, una parte delle forze di sicurezza ha iniziato a schierarsi con i manifestanti, complicando ulteriormente la situazione.
Rajoelina, un ex DJ e uomo d’affari, ha promesso riforme per risolvere i problemi di approvvigionamento idrico ed elettrico, tuttavia la sua offerta di dimettersi se le condizioni non migliorassero entro un anno è stata considerata tardiva. Allo stesso modo, la nomina del comandante dell’esercito a capo del governo e la fuga di alti funzionari non hanno placato il malcontento.
Ora, con la destituzione di Rajoelina, si pone la questione su quale sarà il futuro politico della nazione. Il colonnello Michael Randrianirina, a capo della Capsat, ha indicato che sarà creato un comitato con rappresentanti delle forze armate e di polizia, aprendo così la via a potenziali consigli civili. I dubbi rimangono sull’evoluzione del governo militare e sull’impatto sulle già precarie condizioni di vita dei cittadini, con un paese che già fatica sotto una certa aura di dimenticanza internazionale.
Le storie di cambiamento e speranza di una generazione si scontrano con il potere. Il Madagascar, un’isola di bellezza naturale e biodiversità, si trova ora governato da una giunta militare mentre l’Africa continua a registrare una serie di colpi di Stato che suscitano preoccupazioni sulla stabilità politica del continente.
Ma che situazione assurda! È incredibile come il popolo madagascariano sia arrivato a questo punto. Le promesse di Rajoelina erano solo aria fritta, ora ci si deve chiedere se questo governo militare porterà davvero a cambiamenti positivi o a nuove sofferenze. Si vede che il mondo è davvero impazzito…