Conflitto nel Mar Nero: la battaglia coinvolge mercantili e marinai stranieri
DALLA NOSTRA INVIATA
KIEV – La tensione nel Mar Nero si intensifica, con recenti attacchi aerei che hanno interessato mercantili e marinai di diverse nazionalità, tra cui siriani ed egiziani. Il 6 ottobre, la nave Alfa Watan è stata colpita, causando la morte di dieci uomini, di cui nove siriani. Altri incidenti hanno visto la HS Dignity essere attaccata il 13 ottobre, con undici uomini dispersi, e la nave Royad Mammadov, affondata il 5 ottobre nelle acque rumene, con due vittime. La Chelsea 3, sotto bandiera maltese e di proprietà ucraina, ha visto i suoi membri dell’equipaggio salvarsi. Questi eventi evidenziano il coinvolgimento di marinai provenienti da paesi che dipendono fortemente dal grano che queste navi trasportano, riporta Attuale.
La battaglia per il Mar Nero si è trasformata in una campagna di droni, navali e aerei, che ha colpito il naviglio commerciale, rendendo le acque territoriali di Romania e Bulgaria, membri della NATO, un nuovo fronte di conflitto. Solo a luglio, Mosca aveva preso di mira 57 mercantili; uno di questi, la Golden Leo, è stata affondata, con dieci vittime al largo di Odessa. In autunno, l’obiettivo degli attacchi si è spostato a ovest, includendo spazi marittimi dell’Unione Europea.
Nessuna autorità bulgara ha ancora preso posizione sull’attribuzione di responsabilità per gli attacchi. Il premier Rumen Radev ha convocato l’ambasciatrice russa e chiesto assistenza tecnica alla NATO e all’UE per determinare l’origine degli attacchi: «Non c’è logica nell’Ucraina che attacca le proprie navi e i propri equipaggi», ha affermato, sottolineando la difficoltà di provare tale accusa.
Kiev non ha dubbi sulla natura degli attacchi, descrivendoli come un “attacco combinato russo”. La Commissione europea ha definito il Mar Nero come “un altro fronte dell’escalation della guerra russa in Ucraina”, mentre il segretario generale della NATO ha promesso un continuo impegno con gli alleati nella regione. Tuttavia, entrambe le parti utilizzano droni, rendendo complicata l’attribuzione di responsabilità e rendendo necessario un approccio cauto.
Lo scenario non si limita ai soli attacchi militari: il 6 ottobre, una petroliera liberiana ha preso fuoco al largo di Sochi dopo un attacco, creando una potenziale crisi ambientale. Le autorità russe hanno minimizzato i danni, insistendo che non si è verificato alcun inquinamento, ma le immagini satellitari mostrano segni di sversamento. Gli esperti segnalano che, sebbene non catastrofica come avrebbe potuto essere, la fuoriuscita di petrolio avrà senza dubbio effetti deleteri sugli ecosistemi marini.
Il conflitto ha ripercussioni anche sul commercio globale. I porti del Mar Nero costituiscono circa il 90% dell’export agricolo ucraino e gli attacchi hanno già ridotto drasticamente le esportazioni, lasciando milioni di tonnellate di grano invendute. Il ministro dell’Agricoltura ha avvertito che senza vendite sufficienti, gli agricoltori non saranno in grado di seminare nuove colture. Le alternative per esportare il grano sono limitate e costose, aggravando la già critica situazione alimentare globale.
In un contesto di crescente insicurezza, i premi assicurativi per le navi nel Mar Nero sono balzati, costringendo gli armatori a sostituire equipaggi qualificati con marinai meno esperti, aumentando così il rischio per la vita marittima. Questo conflitto non è solo una questione di territorialità, ma sta evolvendo in una battaglia che influisce su milioni di persone nel mondo e potrebbe portare a una crisi alimentare non meno grave di quella del 2022.