Marilyn Monroe: nuova biografia accusa un errore medico per la sua morte nel 1962

31.05.2026 15:35
Marilyn Monroe: nuova biografia accusa un errore medico per la sua morte nel 1962

Marilyn Monroe: un secolo dopo, emergono nuovi dettagli sulla sua morte

LONDRA – Non si trattò né di omicidio né di suicidio: secondo la nuova biografia di Andrew Wilson, la tragica scomparsa di Marilyn Monroe all’età di soli 36 anni nell’agosto del 1962 sarebbe da attribuire a un errore medico. A cent’anni dalla sua nascita, che ricorre domani, il libro getta nuova luce sugli ultimi giorni di vita della icona cinematografica e sui farmaci prescritti dal suo medico di fiducia, Hyman Engerlberg, riporta Attuale.

Monroe, un simbolo di bellezza e forza, ha costruito un’immagine professionale che era in netto contrasto con il suo profondo amore per la lettura e la gestione della propria carriera, che la portarono a fondare una casa di produzione e a richiedere il controllo sui ritratti fotografici che la ritraevano. La sua morte, avvenuta in circostanze misteriose nell’agosto del 1962, ha alimentato diverse teorie, tra cui quella di un possibile suicidio o di un omicidio legato ai suoi legami con la famiglia Kennedy.

Stando ad Andrew Wilson, giornalista e autore di numerose biografie, Monroe fu vittima di un presunto errore medico. Engerlberg, deceduto nel 2005, aveva sempre negato di aver prescritto il cloralio, un sedativo potente, alla sua assistita. Tuttavia, un documento battuto all’asta nel 2011 e scoperto da Wilson durante le sue ricerche, mostra chiaramente la firma del medico su una prescrizione. L’associazione di questo farmaco con il barbiturico Nembutal, che anche lui le aveva prescritto, avrebbe causato la sua morte.

«Se non hai nulla da nascondere, perché negare con tanta fermezza?», ha sottolineato Wilson in un’intervista al Sunday Times, riferendosi alle dichiarazioni di Engerlberg quando, negli anni ’80, l’inchiesta sulla morte di Monroe fu riaperta in seguito a teorie complotistiche. «Il dottor Engerlberg attraversava un momento difficile, si stava separando dalla moglie, e credo che sia entrato in panico», ha aggiunto lo scrittore. Secondo Wilson, la morte di Monroe fu sia un incidente sia un errore di giudizio. «Marilyn era in crisi, aveva appena perso un ruolo in un film e lottava contro la depressione. Negli ultimi due mesi di vita, le furono prescritte 830 dosi di medicinali, un quantitativo sufficiente per uccidere più persone», ha dichiarato, paragonando la sua situazione a quella di Matthew Perry, morto per overdose nel 2023.

La notte della sua morte, Monroe si era rinchiusa nella sua stanza. La governante Eunice Murray contattò lo psichiatra dell’attrice, Ralph Greenson, che, forzando una finestra, la trovò priva di vita. Fu Greenson stesso a chiamare Engerlberg, il quale dichiarò il decesso di Monroe. Wilson afferma che trascorse circa un’ora prima che il medico contattasse la polizia, suggerendo poi che si fosse trattato di un suicidio.

Marilyn Monroe rimane un’icona ammirata e rispettata, in grado di aprire nuove strade per le attrici future, assumendo il controllo sulla propria immagine e creando una società di produzione. Fu una delle prime celebrità a parlare apertamente dei pericoli della fama, delle difficoltà legate alla salute mentale e dell’importanza della psicoterapia. In occasione di quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno, la National Portrait Gallery di Londra ha organizzato una mostra che riunisce celebri ritratti realizzati da artisti come Andy Warhol, Cecil Beaton, Eve Arnold e Richard Avedon.

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