Mattarella critica l’eccesso di giornate nazionali e il loro impatto sugli enti pubblici

15.10.2026 17:55
Mattarella critica l'eccesso di giornate nazionali e il loro impatto sugli enti pubblici

Roma, 15 ottobre 2026 – L’Italia è chiamata a riflessioni e celebrazioni quotidiane che spaziano dalla lotta contro le mafie alla tutela del paesaggio, fino alla recente celebrazione del Made in Italy: la maratona ininterrotta di ricorrenze è ormai una costante nella vita del Paese. Tuttavia, quando una giornata viene ufficialmente istituita attraverso una legge approvata dal Parlamento italiano, quali sono le reale implicazioni, riporta Attuale.

Quante e quali sono le giornate per legge

Per comprendere il fenomeno occorre analizzare i numeri e il quadro normativo. Se si considerano tutte le ricorrenze, incluse quelle patrocinate da agenzie dell’Onu e ministeri, le date ‘dedicate’ superano abbondantemente le centinaia. Tuttavia, le ricorrenze istituite con una legge dello Stato, approvate dalle due Camere e pubblicate in Gazzetta Ufficiale, arrivano a quasi ottanta date ufficiali, un aumento significativo nelle ultime legislature, dove la legge è diventata uno degli strumenti più frequenti per la produzione normativa.

Da quando e perché sono nate

Storicamente, l’istituzione delle ricorrenze civili in Italia ha attraversato diverse fasi. Dopo la Seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica nel 1946, si puntò a ricompattare la comunità nazionale attorno a date storiche come il 25 Aprile, il Primo Maggio e il 2 Giugno, attraverso la Legge 260 del 1949. Negli anni 2000, con la Legge 211 del 2000 (Giorno della Memoria) e la Legge 92 del 2004 (Giorno del Ricordo), il Parlamento ha iniziato a utilizzare la legge ordinaria per fissare nella memoria collettiva grandi drammi della storia. Negli ultimi quindici anni, l’ambito legislativo si è ampliato, passando dalla commemorazione storica alla promozione di diritti, salute pubblica e valori socio-economici.

Feste civili e giornate senza vacanza

È fondamentale chiarire che esiste una distinzione tra le ricorrenze che comportano la chiusura degli uffici e la sospensione dell’attività scolastica e lavorativa, che riguardano soltanto le grandi festività storiche. La maggior parte delle oltre ottanta giornate nazionali approvate dagli anni Duemila, invece, non aggiunge giorni di vacanza. Il loro valore è dunque simbolico e educativo, senza impatti direttamente lavorativi.

Cosa cambia in senso pratico

Praticamente, l’approvazione di una legge per una giornata specifica avvia un meccanismo amministrativo e culturale. Un aspetto centrale riguarda il Ministero dell’Istruzione, il quale è tenuto a diramare circolari nei vari istituti per promuovere attività didattiche sul tema. Inoltre, la legge obbliga il servizio pubblico radiotelevisivo (Rai) a riservare spazi nei palinsesti per la diffusione culturale, oltre a facilitare la partecipazione di enti locali e associazioni a convegni e manifestazioni attraverso patrocini e finanziamenti. In eventi significativi, la Presidenza del Consiglio dispone anche l’esposizione della bandiera italiana ed europea a mezz’asta o sugli edifici pubblici.

Il rischio dell’inflazione normativa

Definire ciò che si celebra implica stabilire quali valori un Paese considera irrinunciabili. L’istituzione di una giornata per legge risponde all’esigenza di dare dignità e visibilità a cause spesso dimenticate, ma solleva interrogativi sociologici. L’aumento delle ‘giornate speciali’ potrebbe portare a un’inflazione della memoria: con ogni giorno dedicato a una causa rilevante, l’attenzione del pubblico rischia di disperdersi, trasformando il ricordo in una passerella retorica priva di significato.

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