Meloni a Fenix: attacco alla sinistra e citazione di Berlusconi sul potere dell’amore

21.09.2025 23:35
Meloni a Fenix: attacco alla sinistra e citazione di Berlusconi sul potere dell'amore

Giorgia Meloni celebra Charlie Kirk e lancia la campagna elettorale

Roma, 22 settembre 2025 – È il giorno dedicato alle celebrazioni del martire della destra occidentale: Charlie Kirk. Per Salvini, coincidenza fortunata, cade mentre la Lega compie il rito di Pontida. E quindi no, Giorgia Meloni in silenzio, lasciando tutta la scena agli alleati, proprio non poteva stare. L’intervento alla festa di Gioventù nazionale non è una novità, ma stavolta la premier s’incarica della chiusura in grande stile. E non risparmia niente a nessuno. Ventisette minuti di discorso sul palco di Fenix al laghetto dell’Eur per coprire mezzo secolo: dalle Brigate rosse al Sessantotto, da Kirk a Sergio Ramelli. Un mix calcolato di vittimismo e aggressione, riporta Attuale.

L’esordio non può che essere dedicato al fondatore di Turning Point Usa, ucciso nello Utah: “Era pericoloso perché smontava la narrazione imposta dal mainstream con la logica”. Meloni critica duramente i “moralizzatori” che hanno “riempito le pagine di commenti” sui giovani di FdI, facendo riferimento all’inchiesta di Fanpage sui saluti romani e i cori antisemiti, senza menzionare un “mezza parola” sull’ignobile post “pubblicato dai sedicenti antifascisti” con l’immagine dell’attivista del mondo Maga a testa in giù. “Non ci facciamo fare la morale da questa gente”, scandisce. “Noi siamo fieri di non essere come loro”, insistendo che sono “mossi dall’amore, non dall’odio”, una frase simbolica ripresa da Silvio Berlusconi.

Il salto a ritroso è rapido: Meloni cita Sergio Ramelli, martire storico della destra italiana, tracciando un parallelo evidente con Kirk: “Le minacce si moltiplicano ma non abbiamo paura. Non avevamo paura ai tempi in cui potevi essere ammazzato a colpi di chiave inglese per aver scritto un tema sulle Brigate rosse, non abbiamo paura oggi e non l’avremo domani”.

In un evento con una platea di giovani in maglia bianca, Meloni evita di affrontare temi sensibili come guerra, manovra e Regionali, puntando invece sull’identità e aprendo de facto la campagna elettorale. Il bersaglio è sempre il Sessantotto, considerato l’erede diretto della sinistra. Meloni proclama una crociata contro quel Movimento, sottolineando la riforma dell’accesso alla facoltà di Medicina come “una rivoluzione basata sul merito, parola che la sinistra sessantottina voleva cancellare”, e critica la nuova maturità, introdotta per superare i “disastri del ’68 e il sei politico”.

In questo contesto, Meloni mette in evidenza la sicurezza, un tema centrale per una destra in continua evoluzione. Rivendica il decreto contro occupazioni abusive, truffe agli anziani e accattonaggio, mentre respinge le accuse di autoritarismo: “Quali libertà neghiamo? Difendiamo i cittadini”.

Dopo qualche battuta leggera sull’imminente derby della capitale, dove una ragazza urla “Forza Lazio”, Meloni promette: “Continuerò a mettercela tutta, abbiamo per le mani un’occasione storica che non possiamo permetterci di sprecare”. Non si tratta di improvvisazione, ma di strategia. La sfida per il titolo di “più trumpiano del bigoncio” ora coinvolge tre contendenti: Meloni, Salvini e il generale Roberto Vannacci.

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