Meloni resiste al bilancio europeo, ma sulla flessibilità subisce una sconfitta a Bruxelles

16.10.2026 08:05
Meloni resiste al bilancio europeo, ma sulla flessibilità subisce una sconfitta a Bruxelles

Giorgia Meloni al vertice di Bruxelles: alleanze in gioco e battaglie strategiche

Giorgia Meloni affronta il vertice in Europa Building a Bruxelles con un occhio rivolto alle finanze e l’altro alle dinamiche politiche emergenti. La giornata si presenta complessa, caratterizzata da alleanze mutevoli con la premier che adatta la propria strategia in base agli sviluppi delle discussioni. Prima dell’apertura ufficiale dei lavori da parte del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, Meloni allea con diciassette Paesi, gli “Amici della Coesione”, stabilendo le proprie condizioni riguardo al bilancio 2028-2034: le risorse per l’agricoltura e le regioni devono essere mantenute, mentre l’idea di sconti sugli input finanziari da parte dei Paesi del nord deve essere respinta. Questa posizione mira a contenere le pressioni, in particolare dalla Germania e dagli Stati frugali, desiderosi di ridurre il budget. L’assegnazione di ulteriori pressioni proviene dalla fretta di Emmanuel Macron, che desidera chiudere l’accordo prima che la campagna elettorale in Francia limiti le opportunità di operare, riporta Attuale.

Con l’avanzare della giornata, Meloni si confronta con le reali dinamiche di potere quando si discute di energia e normative climatiche. Riguardo al sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 (Ets), la premier si rende conto che le sue proposte non trovano il sostegno necessario per essere attuate. Bloccare l’Ets 1 o impedire il lancio dell’Ets 2 nel 2028 appare impossibile, dato il sostegno compatto di Parigi e Berlino. La premier decide quindi di cambiarsi strategia, cercando alleanze con i Paesi di Visegrad per ottenere un’eccezione temporanea per l’Italia, simile a quella del modello iberico che nel 2023 ha protetto Madrid e Lisbona dagli alti prezzi del gas. La manovra non è volta a demolire la struttura verde europea, ma a guadagnare tempo ed evitare perdite per le aziende italiane.

Il tema della flessibilità di bilancio si rivela una sfida particolarmente onerosa. Meloni propone che l’aumento dei costi energetici sia riconosciuto come un fattore esterno straordinario per estendere le maglie del deficit e fornire supporto a famiglie e imprese. Tuttavia, le alleanze si allentano e a sostenerla rimane solo la Grecia. Ursula von der Leyen risponde alla richiesta con un invito alla “cautela fiscale”, lasciando aperta la solo possibilità di aiuti di Stato, che può rappresentare una trappola per Roma. Mentre la Germania dispone di risorse per sussidiare le proprie imprese, l’Italia, con il suo debito, rischia di rimanere senza fondi.

In un vertice dove la realtà numerica prevale, la conversazione si sposta inevitabilmente verso la politica. Il caffè di Meloni con Santiago Abascal assume un significato simbolico in questo contesto. Alla fine dell’incontro, Abascal esprime soddisfazione, vedendo nell’Italia un modello capace di opporsi alla rassegnazione, delineando un sentiero che Madrid dovrebbe seguire. Contestualmente, Marine Le Pen da Parigi sottolinea che l’Europa si trova a una svolta, con le prossime elezioni in Francia, Spagna, Italia e Polonia potenzialmente capaci di trasformare l’Unione in un insieme di nazioni sovrane. Ciò implica che gli equilibri odierni sono temporanei e domani potrebbero cambiare radicalmente, con la stretta di mano tra i due leader a servire come promemoria per chi attualmente detta le regole.

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