Il presunto attacco ai droni contro Putin: il Cremlino intensifica le minacce
La situazione attorno al presunto attacco a Vladimir Putin ha preso piede, scatenando reazioni dal Cremlino e potenziali ripercussioni sui negoziati di pace in Ucraina. L’incidente, per ora non confermato, riguarderebbe un attacco di droni contro la residenza del presidente russo sul Lago Valdai, in Novgorod. Secondo il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, non ci sono prove concrete di un attacco avvenuto, asserendo che il sistema di difesa aerea ha neutralizzato la minaccia senza confermare ulteriormente l’accaduto, riporta Attuale.
Nonostante l’assenza di evidenze, il Cremlino sta già sfruttando il presunto attacco per giustificare un inasprimento della sua posizione nella guerra in Ucraina. Peskov ha sottolineato che tale evento mira a sabotare i negoziati, rendendo il confronto diplomatico ancora più difficile per la Federazione Russa.
In risposta a queste provocazioni, il Cremlino ha affermato che la Russia non abbandonerà i colloqui con gli Stati Uniti, sebbene non ha escluso una reazione militare. La mancanza di dettagli su una possibile rappresaglia ha sollevato ulteriori interrogativi.
Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha accusato l’Ucraina di aver lanciato 91 droni verso Dolgiye Borody, un’area fortificata circa 360 chilometri a nord di Mosca. Secondo Lavrov, 49 droni sarebbero stati distrutti, ma non sono state riportate vittime. Anche in questo caso, nessuna evidenza concreta è stata fornita per supportare l’accusa di “terrorismo di Stato”.
Una contraddizione emerge dalle dichiarazioni del ministero della Difesa, che, poche ore prima delle affermazioni di Lavrov, non ha fatto menzione di alcun attacco alla residenza di Putin. L’Institute for the Study of War, un centro di ricerca americano, aferma che solo 47 droni sono stati abbattuti nella regione di Novgorod durante la notte.
Residente di Valdai hanno informato di non aver sentito alcun rumore dei sistemi di difesa antiaerei, evidenziando che il complesso è protetto da 7 sistemi Pantsir-S1. Tuttavia, i media di Stato russi portano avanti una narrazione in cui l’attacco è visto come un tentativo di assassinare Putin, giustificando reazioni durissime in risposta.
L’analista e blogger di Komsomolskaya Pravda, Alexandr Kots, ha descritto l’incidente come un punto di svolta nell’Operazione Speciale, affermando che la situazione attuale giustifica colpi diretti contro i centri decisionali ucraini. La posizione di Putin durante il presunto attacco rimane sconosciuta, ma il Cremlino continua a mostrare il leader come attivo e impegnato, con recenti comunicazioni con il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, che ha espresso solidarietà dopo l’incidente.