Mosca rafforza i legami militari con Teheran attraverso forniture di armi

19.08.2025 15:00
Mosca rafforza i legami militari con Teheran attraverso forniture di armi
Mosca rafforza i legami militari con Teheran attraverso forniture di armi

Secondo un’inchiesta pubblicata il 18 agosto 2025 dal sito indipendente russo Meduza, tra il 1° e il 28 novembre 2024 l’Iran avrebbe inviato alla Russia fino a 4,61 mila tonnellate di armamenti. I dati emergono dall’analisi di documenti logistici e immagini satellitari forniti dall’organizzazione non profit C4ADS, specializzata in sicurezza globale. Le spedizioni, spesso classificate come “materiali esplosivi”, arrivano nel porto di Olya, nella regione di Astrakhan, e da lì vengono trasferite per ferrovia a due grandi depositi militari situati nella regione di Volgograd e in Ossezia del Nord.

Il porto di Olya come nodo strategico tra Mosca e Teheran

Il porto di Olya è divenuto un punto chiave del corridoio commerciale russo-iraniano, utilizzato non solo per il transito di cereali e bestiame, ma anche di armamenti. Più di un quarto delle forniture militari iraniane verso la Russia è gestito dall’imprenditore Hossein Shamkhani, magnate del settore petrolifero e figlio di un influente consigliere della Guida suprema iraniana Ali Shamkhani. La proprietà del porto è in gran parte controllata da Jamaldin Pashayev, inserito nel 2024 nelle liste di sanzioni statunitensi. Da Olya, i container vengono inoltrati alle stazioni ferroviarie di Kotluban e Lukovskiy, sedi di importanti arsenali sotto il controllo del 1060° centro logistico del Ministero della Difesa russo.

Le forniture iraniane e il rafforzamento della macchina bellica russa

Le consegne comprendono mortai, proiettili di artiglieria da 122, 130 e 152 millimetri, razzi per i sistemi “Grad” e droni da attacco. Queste forniture consentono a Mosca di compensare le perdite di munizioni e mantenere elevata l’intensità delle operazioni militari in Ucraina, aggirando parzialmente l’impatto delle sanzioni occidentali. L’impiego massiccio dei droni iraniani costringe Kyiv a consumare costosi missili di difesa aerea, tra cui quelli dei sistemi NASAMS, Patriot e IRIS-T, indebolendo progressivamente la protezione dello spazio aereo ucraino.

Un’alleanza con implicazioni globali

La cooperazione militare tra Russia e Iran rafforza un fronte autoritario che include anche la Corea del Nord. Questo asse, sempre più coeso, rappresenta una sfida diretta all’ordine internazionale e mina l’efficacia dei meccanismi di pressione multilaterale. Teheran, oltre a guadagnare profitti economici, mira a ottenere da Mosca tecnologie che potrebbero accelerare lo sviluppo del proprio programma nucleare, aumentando i timori di un potenziale trasferimento di componenti sensibili. Allo stesso tempo, l’uso di armi iraniane contro centri abitati ucraini accresce il bilancio delle vittime civili e mira a minare la resistenza della popolazione.

Precedenti, attacchi e prospettive

Già nell’aprile 2023 erano emersi indizi sulle forniture militari iraniane, confermati da visite ufficiali e dalla firma, a fine 2023, di un contratto per missili balistici a corto raggio “Fateh-360”. Nonostante le smentite di Mosca e Teheran, Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito hanno accusato apertamente l’Iran di esportare missili alla Russia. Gli attacchi ucraini al porto di Olya nell’aprile e nell’agosto 2025 dimostrano la centralità di questo snodo logistico. Intanto, l’accordo di partenariato strategico firmato a gennaio 2025 tra Vladimir Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian conferma la volontà dei due paesi di estendere la cooperazione a tutti i settori, compreso quello militare, nonostante il crescente isolamento internazionale.

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