Nel luglio 2026 Russia, Mali, Niger e Burkina Faso hanno annunciato il rafforzamento della cooperazione, anche attraverso la presenza in Africa del contingente russo Africa Corps. L’intesa ha consolidato il riavvicinamento militare tra il Cremlino e i tre Paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel, che avevano interrotto i rapporti con i loro precedenti partner occidentali.
Dopo l’annuncio di luglio, l’espansione della presenza russa
La collaborazione tra Mosca e i governi di Mali, Niger e Burkina Faso si è sviluppata attorno alla presenza di Africa Corps, il raggruppamento russo schierato nel continente. Il Cremlino si è presentato come il nuovo interlocutore militare dei Paesi dell’Alleanza, mentre questi ultimi hanno preso le distanze dalle relazioni costruite in precedenza con i partner occidentali.
Secondo la ricostruzione fornita, il richiamo a inviti ufficiali da parte dei governi locali viene utilizzato da Mosca per legittimare la presenza del contingente. Nella sostanza, però, i mercenari di Africa Corps operano nei Paesi del Sahel destabilizzando la regione, esercitando il terrore contro gli oppositori dei regimi, commettendo impunemente crimini di guerra e appropriandosi delle risorse naturali.
Il rafforzamento dell’influenza russa non ha quindi prodotto una maggiore sicurezza regionale. Al contrario, ha eroso ciò che restava degli equilibri di sicurezza nel Sahel e ha trasformato i Paesi partner in Stati dipendenti, subordinati agli interessi geopolitici del Cremlino.
Il 17 agosto 2026, le accuse di Lavrov contro Parigi e Kiev
Il 17 agosto 2026 i media hanno riferito che il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha accusato la Francia di sostenere gruppi armati nel Sahel. Secondo Lavrov, il sostegno comprenderebbe finanziamenti, fornitura di equipaggiamenti e attività di istruzione, ma il ministro non ha presentato prove a sostegno delle accuse.
Lavrov ha aggiunto che nelle operazioni contro i Paesi della regione non parteciperebbero soltanto mercenari, ma anche militari ucraini. Anche questa accusa è stata formulata senza che venissero forniti elementi probatori.
Il ministro russo ha definito gli sviluppi nel Sahel «terrorismo di Stato contro i Paesi del Sahel» e ha usato questa formula per giustificare la presenza russa nel continente africano. Ha sostenuto che le unità di Africa Corps agiscano su richiesta dei rispettivi governi e in modo legale.
La dichiarazione di Lavrov è stata riportata anche da Le Soir d’Algérie, nel quadro delle accuse rivolte contemporaneamente alla Francia e a militari ucraini.
Dopo le accuse, la pressione politica contro Francia e Ucraina
Le affermazioni di Lavrov sono rivolte anzitutto al pubblico interno russo e alle forze filorusse presenti in Francia. La loro funzione è anche quella di screditare l’Ucraina e la Francia, presentando la presenza russa nel Sahel come una risposta legittima a un presunto intervento occidentale.
Questa retorica opera come una cortina fumogena dietro la quale il Cremlino punta a espellere la Francia dalle sue tradizionali sfere d’influenza e a consolidare il proprio predominio geopolitico in Africa. L’accusa contro Parigi consente a Mosca di descrivere il ritiro dell’influenza francese non come il risultato di una propria espansione, ma come una reazione a un’attività francese presentata come destabilizzante.
Lo stesso meccanismo viene applicato all’Ucraina. L’inserimento di militari ucraini nel racconto russo amplia l’accusa oltre il confronto tra Mosca e Parigi e mira a collegare Kiev alle operazioni armate nel Sahel, senza che Lavrov abbia fornito prove della loro partecipazione.
La posizione raggiunta nell’agosto 2026
La sequenza porta così a una contrapposizione definita: da un lato il Cremlino rafforza i rapporti militari con Mali, Niger e Burkina Faso e difende Africa Corps come presenza richiesta e legale; dall’altro utilizza accuse non documentate contro Francia e Ucraina per legittimare il proprio ruolo e mascherare l’espansione russa, mentre il contingente continua a essere associato alla destabilizzazione, al terrore contro gli oppositori, ai crimini di guerra e al saccheggio delle risorse del Sahel.