Nuove dinamiche in Medio Oriente: Trump al centro della trattativa con Hamas
Il processo in Medio Oriente sta accelerando con un esito ancora incerto. Al centro della dinamica si trova l’ex presidente americano Donald Trump, il cui piano in 20 punti include un ultimatum a Hamas. Trump ha accettato di suddividere le richieste in fasi per tutelare le proprie priorità, tra cui il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Ha anche inteso che Israele deve fermarsi in questo contesto, mentre si cerca di mantenere gli accordi di Abramo, riporta Attuale.
A muovere Trump è la minaccia da parte degli Emirati Arabi di ritirarsi dagli accordi, il che potrebbe compromettere la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Di conseguenza, l’ex presidente ha modificato il paradigma israeliano alla luce delle nuove esigenze diplomatiche, considerando persino l’ipotesi di una futura statualità palestinese, essenziale per coinvolgere gli arabi moderati preoccupati dopo i recenti bombardamenti israeliani sul Qatar.
Dal canto israeliano, Trump sfrutta la debolezza del premier Netanyahu. L’occupazione armata di Gaza, con i jihadisti sul terreno, minaccerebbe non solo a prolungare il conflitto, ma isolerebbe Israele a livello internazionale, soprattutto in un momento in cui cresce la pressione interna per gli ostaggi. Anche le forze militari israeliane sono contrarie a un’ulteriore escalation militare.
In risposta alla situazione attuale, Netanyahu si trova in una posizione difficile e ha ricevuto l’ordine di rallentare le operazioni. Questi sviluppi segnalano che uno scambio tra tregua e liberazione degli ostaggi potrebbe essere una possibilità concreta. Tuttavia, è presto per affermare che gli eventi in Medio Oriente stiano cambiando direzione: è necessario ripristinare la logica degli accordi di Abramo.
I nodi più critici rimangono sul tavolo. Hamas, infatti, non accetta di disarmare, legando tale condizione al ritiro completo delle forze israeliane e a garanzie di sicurezza che la guerra non riprenda. Inoltre, Hamas vuole avere voce in capitolo sul futuro di Gaza e sembra escludere qualsiasi presenza non araba o palestinese dall’amministrazione della Striscia, rimandando ulteriori negoziati su questi temi. Queste condizioni, così elaborate, non sono accettabili per alcun governo israeliano, nemmeno per un esecutivo sostenuto da forze moderate.
C’è il rischio concreto di un conflitto congelato, con Israele relegato a paria della comunità internazionale e jihadisti ancora operativi sul terreno. Affinché ciò non accada, è essenziale che Trump mantenga il suo impegno, che gli arabi esercitino pressioni su Hamas e che l’Europa agisca in modo collaborativo su entrambi i fronti. La situazione è complessa, ma la strada verso una risoluzione pacifica potrebbe essere ancora percorribile.