Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rimane fermo sulla sua posizione riguardo all’accostamento delle manifestazioni pubbliche attuali con il periodo delle Brigate Rosse degli anni ’60 e ’70. Oggi, 12 febbraio, durante il question time in Senato, ha ribadito la sua opinione dopo aver ricevuto minacce quando era pm e si occupava della “colonna veneta” delle BR. “Mi consentirà”, ha affermato rivolgendosi al deputato Valter Verini che aveva posto l’interrogazione, “di dire che questo fenomeno lo conosco”, riporta Attuale.
L’attacco di Nordio
Nordio ha proseguito: “La storia non si ripete mai in termini assolutamente uguali. Ricordo che prima dell’esplosione delle Brigate Rosse ci furono forme di violenze di piazza molto agitate, e alla fine armate. E sapete come la sinistra li chiamava? ‘Compagni che sbagliano’, ‘sedicenti Brigate Rosse.’ Erano considerati infiltrati fascisti, proprio come oggi si cerca di coprire alcune responsabilità su cui la magistratura farà i dovuti accertamenti. Solo dopo l’assassinio di Guido Rossa il Partito Comunista ha preso atto che in quella compagine c’era un album di famiglia, come disse Rossana Rossanda. Queste cose le conosco. A quell’epoca non furono prese le dovute precauzioni. Queste situazioni di aggressività verso le forze dell’ordine, che allora non furono affrontate con la dovuta energia, rischiano di produrre fenomeni analoghi a quelli che hanno turbato quegli anni”.
La replica del Pd
Francesco Boccia, esponente del Partito Democratico, ha replicato in modo duro: “Non le riuscirà di scrivere la storia. Ha mai sentito Berlinguer o Lama pronunciare le parole folli che ricorda lei? Le sue affermazioni sono gravi e irresponsabili. Lei ha evocato le Brigate Rosse e queste sono affermazioni serie. Vi è una differenza fondamentale tra il dissenso democratico e la violenza, che appartiene alla memoria costituzionale della Repubblica”.