Pam Bondi affronta un’audizione tempestosa sulla gestione dei documenti Epstein alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti

12.02.2026 17:35
Pam Bondi affronta un'audizione tempestosa sulla gestione dei documenti Epstein alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti

L’audizione di Pam Bondi genera controversia negli Stati Uniti

L’audizione di Pam Bondi alla commissione Giustizia della Camera degli Stati Uniti sugli “Epstein files” è sfociata in un acceso dibattito e ha offerto un’opportunità per l’amministrazione Trump di fare propaganda. Bondi, procuratrice generale degli Stati Uniti, è stata chiamata a testimoniare sulla gestione caotica del dipartimento di Giustizia riguardo alla pubblicazione di nuovi documenti relativi al processo a Jeffrey Epstein, il finanziere condannato nel 2008 per sfruttamento sessuale di minorenni e deceduto in carcere nel 2019, riporta Attuale.

L’audizione ha avuto una durata di quattro ore, durante le quali Bondi ha mantenuto un atteggiamento provocatorio, rivolgendo insulti ai deputati Democratici e ignorando gran parte delle domande poste. Ha descritto la pubblicazione degli “Epstein files” come un’azione di trasparenza dell’amministrazione Trump, nonostante questa sia stata avviata su richiesta del Congresso. Inoltre, ha cercato di parlare di presunti successi in ambiti scollegati, come l’economia e la sicurezza.

Tra le principali critiche all’amministrazione vi è la riluttanza del dipartimento di Giustizia a oscurare i nomi e i dettagli delle vittime, mentre ha invece protetto le identità di figure pubbliche a contatto con Epstein. La deputata Democratica Pramila Jayapal ha chiesto a Bondi di scusarsi con le vittime per la scarsa protezione della loro identità, ma Bondi ha deviato la critica verso l’amministrazione Biden, sollevando ulteriori tensioni nell’aula.

Il deputato Democratico Jamie Raskin ha accusato Bondi di ostruzionismo, mentre la deputata Becca Balnit ha affrontato Bondi su presunti legami tra membri dell’amministrazione Trump e Epstein, evidenziando un conflitto sulle questioni di antisemitismo in aula.

Bondi, 60 anni, è stata nominata da Trump dopo le elezioni del 2024 e ha ricevuto critiche sia per la gestione degli “Epstein files” che per l’uso del dipartimento di Giustizia a fini politici. Numerosi funzionari hanno riportato preoccupazioni riguardo all’efficacia del suo operato, inclusa una lamentela da parte di Trump stesso, che ha descritto il suo lavoro come debole e inefficace.

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