Le nuove norme europee rendono più difficili le vite degli stranieri senza documenti

02.06.2026 10:05
Le nuove norme europee rendono più difficili le vite degli stranieri senza documenti

Nuove norme UE sui rimpatri: un passo deciso verso politiche più severe

Lunedì sera i negoziatori del Parlamento europeo, del Consiglio dell’Unione Europea e della Commissione europea hanno trovato un accordo per aggiornare le norme sui rimpatri degli stranieri senza documenti presenti nel territorio dell’Unione Europea, ferme al 2008. Le nuove norme dovranno essere approvate in via definitiva dal Parlamento e dal Consiglio, ma entrambi i voti sono considerati una formalità, riporta Attuale.

Il nuovo regolamento introduce misure significativamente più severe rispetto a quelle attuali, complicando ulteriormente la vita delle persone straniere prive di documenti. Queste misure si inseriscono nel contesto di un generale spostamento a destra delle istituzioni europee in materia di migrazione; anche le nuove norme sull’accoglienza dei richiedenti asilo, che entreranno in vigore tra due settimane, risultano più rigide rispetto a quelle vigenti.

«Le nuove regole ci garantiranno maggiore controllo su chi entrerà nell’Unione Europea, su chi potrà restare, e su chi dovrà andarsene», aveva dichiarato pochi giorni fa Magnus Brunner, commissario europeo agli Affari interni. «È quello che si aspettano i cittadini europei, per questo dobbiamo ottenere dei risultati».

Il testo dell’accordo concordato fra Parlamento, Consiglio e Commissione non è ancora disponibile, ma a giudicare dai comunicati diffusi dalle istituzioni, sono stati mantenuti tutti i punti principali delle bozze circolate nelle settimane precedenti. La novità più rilevante consiste nella possibilità per i paesi europei di creare centri di detenzione sia all’interno che, per la prima volta, al di fuori del territorio europeo, destinati a trasferire le persone straniere prive di documenti. Questi centri potranno includere famiglie con figli minori, e la detenzione potrà durare fino a due anni e mezzo, rispetto ai sei mesi attuali, mentre chi verrà considerato un pericolo per la sicurezza potrà essere trattenuto ancora più a lungo.

Il regolamento prevede che le persone straniere senza documenti possano essere inviate in paesi extra-europei in attesa di rimpatrio, il quale seguirà una procedura differente. Inoltre, è previsto che possa avvenire un rimpatrio definitivo, senza possibilità di ritorno, a prescindere dalla riuscita del rimpatrio.

In sostanza: chi non dispone di documenti in regola potrà essere detenuto fino a due anni e mezzo in centri di detenzione sia all’interno dell’Unione Europea che in paesi esterni, dove sarà obiettivamente più difficile garantire il rispetto dei diritti umani, precipitando le persone in una zona grigia legale.

In effetti, i centri previsti dall’accordo sono simili a quelli aperti dal governo italiano in Albania due anni fa, finora poco utilizzati per il loro presunto non rispetto delle norme europee in materia di accoglienza. Grazie a questo aggiornamento sulle norme sui rimpatri e a quelle nuove sull’accoglienza, i centri in Albania entreranno probabilmente in funzione questa estate.

Il nuovo regolamento sui rimpatri prevede anche poteri più ampi per le forze dell’ordine al fine di condurre operazioni destinate a individuare stranieri privi di documenti. Critici hanno paragonato tali operazioni a quelle dell’ICE statunitense, sottolineando la necessità di un controllo più rigoroso. Inoltre, è previsto un snellimento delle procedure per impedire il rientro sul suolo europeo di alcune persone ritenute pericolose.

Da mesi, le associazioni per i diritti umani esprimono preoccupazioni riguardo al fatto che il nuovo regolamento potrebbe provocare gravi violazioni dei diritti delle persone espulse e trasferite nei nuovi centri di detenzione. Questi centri, avvertono, potrebbero non garantire standard adeguati di accoglienza né fornire le tutele previste dalle normative europee, come l’accesso a un aiuto legale. Sono emersi anche dubbi sulla conformità del nuovo regolamento con le normative europee e internazionali, specialmente riguardo al principio di non respingimento e al divieto di detenzione arbitraria.

Il nuovo regolamento potrebbe influenzare la vita quotidiana delle persone senza documenti già prima di essere trasferiti in centri di detenzione; la paura di un’espulsione potrebbe indurli a evitare di cercare cure sanitarie o di denunciare sfruttamenti da parte dei datori di lavoro, finendo ulteriormente emarginati.

Esperti di migrazione segnalano che, in diverse circostanze, persino migranti stabilmente integrati possono trovarsi temporaneamente privi di documenti: in caso di disoccupazione o di frodi da parte del datore di lavoro, ad esempio. In tali situazioni, l’espulsione potrebbe interrompere tragicamente il loro percorso di integrazione.

Secondo i dati Eurostat, nel 2025 erano presenti in territorio europeo 719.395 persone straniere senza documenti, con un incremento del 21,7% rispetto al 2024.

Di queste, solo una piccola parte viene rimpatriata, stimata intorno al 28% di coloro che ricevono un decreto di espulsione, complicato dalla necessità di accordi bilaterali tra i paesi coinvolti, sempre difficili da raggiungere. In numerosi casi, le persone senza documenti sono poi regolarizzate grazie a nuovi lavori o attraverso procedure di sanatoria.

Secondo fonti di Agence France-Presse, a livello europeo sono stati individuati dodici paesi come potenziali location per centri di detenzione di migranti privi di documenti: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia, con noti precedenti di violazioni sistematiche dei diritti umani in alcuni di essi, come Libia, Tunisia ed Egitto.

I punti principali del nuovo accordo sui rimpatri entreranno in vigore dopo l’approvazione definitiva del Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea, che avverrà verosimilmente nelle prossime settimane.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere