Trump minimizza il collasso dei negoziati con l’Iran
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Donald Trump ha reagito ieri in modo distaccato alla sospensione dei negoziati con l’Iran, affermando «Abbiamo parlato troppo, se vuoi sapere la verità», in risposta a un report di un’agenzia semi-ufficiale iraniana sulla crisi diplomatica. Il presidente ha sottolineato che la notizia non è stata ufficialmente comunicata alla Casa Bianca, riporta Attuale.
Interrogato su come le dichiarazioni iraniane stessero influenzando i mercati, Trump ha replicato a un giornalista di Cnbc che simili annunci servono a «influenzare i mercati». Dopo che è stato sottolineato che le notizie stavano causando un aumento del 7-8% nei prezzi del petrolio, il presidente ha minimizzato l’impatto, aggiungendo che avrebbe contattato il premier israeliano Netanyahu riguardo agli attacchi in Libano.
«Penso che va bene se (gli iraniani, ndr) non vogliono più parlare — ha continuato Trump— È una cosa appropriata da dire, perché sono più bravi a negoziare che a combattere. Ma non ci hanno informati». Ha comunque affermato che, anche se i negoziati sono sospesi, questo non implica la fine del cessate il fuoco, «Non significa che ora inizieremo a sganciare bombe dappertutto. Manterremo il blocco» sullo Stretto di Hormuz.
Subito dopo, Trump ha telefonato a Netanyahu e ha comunicato indirettamente con Hezbollah, affermando che entrambi hanno accettato di cessare gli attacchi e che il premier israeliano ha richiamato i soldati diretti a Beirut. In un post su Truth, Trump ha detto: «I colloqui continuano, a ritmo rapido, con la Repubblica islamica dell’Iran. Grazie per la vostra attenzione!».
I negoziati tra Iran e Stati Uniti mostrano segnali di stallo. Venerdì scorso, Trump ha richiesto modifiche al memorandum di intesa per «rafforzare» le clausole sull’abbandono del programma nucleare di Teheran. Sebbene la bozza già imponga all’Iran di non sviluppare armi nucleari, le discussioni sull’arricchimento dell’uranio e le riserve di uranio arricchito sarebbero rimandate. Trump desidera invece includere dettagli su come gli Stati Uniti otterranno l’uranio arricchito di Teheran e le tempistiche già nell’accordo preliminare.
Anche riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz, Trump ha avanzato richieste di modifiche non specificate. Un altro punto controverso è rappresentato dai fondi iraniani all’estero, con Teheran che sostiene di ricevere miliardi di dollari alla firma del memorandum, mentre la Casa Bianca continua a negarlo.
Il riaccendersi dei combattimenti e la stagnazione nei negoziati hanno avuto un effetto immediato sui prezzi del petrolio, con un significativo incremento del prezzo del greggio e dei rendimenti obbligazionari, il che rischia di annullare il calo dei prezzi del gas registrato la settimana scorsa. Un’intervista del New York Times a elettori di Trump in diverse stazioni di servizio ha rivelato opinioni contrastanti: alcuni sostengono il presidente, ritenendo temporaneo l’aumento dei prezzi, mentre altri, più critici, stanno considerando di non votarlo o di cambiare partito alle prossime elezioni di metà mandato.
Trump ha ribadito di non avere fretta per i negoziati, pur osservando che «ci stanno mettendo un po’ troppo» e che «stanno diventando molto noiosi»: «Quando finiranno, finiranno». Ha aggiunto che si aspetta un calo drastico del prezzo del petrolio nel prossimo futuro, affermando che il pubblico sarà disposto a pagare di più una volta spiegato che si tratta di impedire all’Iran di acquisire armi nucleari. In un controverso commento, ha anche affermato che «gli alleati della Nato dovrebbero venire ad aiutarci» poiché dipendono dal petrolio, ma ha insinuato di essere incerto sulla reale necessità di tale supporto, definendo la Nato come «molto deboli e tristi».