Vittorio Veneto (Treviso), 2 giugno 2026 – Cani importati in Italia dal Marocco. Dopo un caso di rabbia a Vittorio Veneto, l’Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) ieri ha raccomandato: “Non adottare animali da Paesi dove zoonosi letali come la rabbia sono endemiche”. Ha anche ricordato che “è sempre necessario eseguire le profilassi veterinarie in caso di viaggi ed è bene informarsi sempre sullo stato sanitario del Paese in cui si viaggia”, riporta Attuale.
Rabbia a Vittorio Veneto, la denuncia e i numeri
L’Aulss 2 di Treviso ha presentato un esposto in procura. Chiede un’indagine per fare chiarezza sulla vicenda. Intanto è scattato l’obbligo vaccinale per migliaia di cani e gatti; 10 cani sono sotto osservazione assieme a 41 persone.
Il monitoraggio in tutta Italia dovrà durare sei mesi, come ha spiegato a Quotidiano Nazionale Paola De Benedictis, direttrice del Centro nazionale di referenza dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie.
Voglio adottare un cane dal Marocco: cosa devo fare?
Marco Melosi, presidente dell’Anmvi, è drastico riguardo all’adozione di cuccioli in Marocco, dove la rabbia è endemica: “In sintesi direi che deve lasciarlo lì. Le regole fissate dal ministero della Salute sono molto stringenti”. Melosi elenca: “L’animale deve essere microchippato e deve essere sottoposto alla vaccinazione antirabbica. Un mese dopo va eseguito un prelievo di sangue per verificare la quantità di anticorpi, in altre parole per capire se è protetto dal virus. Quindi, è obbligatorio attendere 90 giorni prima di poter far entrare il cane o il gatto in territorio europeo. Occorre anche un certificato sanitario rilasciato da un veterinario del Marocco. Infine, l’animale deve essere controllato in un punto veterinario frontaliero autorizzato”.
L’intuito dei veterinari e la rivolta social contro i vaccini
A sminare il pericolo di questa storia è stato l’intervento di un’équipe veterinaria. La padrona di casa, morsa dal cucciolo che aveva mostrato un cambio di comportamento dopo mesi di convivenza pacifica, ha contattato una clinica privata. In mezza giornata, dall’intuizione si è passati alla conferma ufficiale grazie alle analisi dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie.
Abbiamo raggiunto al telefono il medico che ha visitato il cane malato di rabbia. “Se mi sento in pericolo? No, sono fatalista. L’intuizione? Sicuramente è stato un lavoro di squadra”.
Intanto sui social si è scatenata la rivolta contro la vaccinazione obbligatoria prevista come da prassi. I commenti sono pieni di riferimenti al Covid.
Le parole del veterinario neurologo
Gualtiero Gandini, veterinario neurologo che insegna all’università di Bologna, introduce un altro concetto importante sulla rabbia. “Mi è capitato di fare volontariato con una ong in Cambogia, sono stato impegnato in una campagna di vaccinazione. In quel Paese il virus è endemico e mette a rischio soprattutto i bambini che giocano con i cani per strada. Le norme profilattiche erano rigidissime: oltre alla vaccinazione pre contagio, in caso di contatto con un cane affetto da rabbia, era prevista anche quella post contagio. Teoricamente, anche le ferite sulle mani, come le pellicine vicino alle unghie, possono consentire il passaggio del virus”.