I cani di quartiere in Grecia: un modello di gestione innovativo
Ad Atene, una comunità di cani vive serenamente per le strade, trascorrendo il tempo all’ombra dell’Acropoli e interagendo con i passanti. Questi animali, ben nutriti e spesso identificabili tramite collari, non sono randagi nel senso tradizionale del termine, ma cani di quartiere, sterilizzati e seguiti da residenti che provvedono al loro benessere, riporta Attuale.
Questi cani, pur non avendo un padrone, continuano a ricevere cure e attenzioni da parte della comunità locale, con l’assistenza di volontari e impiegati pubblici, che si assicurano che non mostrino comportamenti aggressivi. La loro presenza è accettata e, in alcuni casi, apprezzata, al punto da diventare una sorta di mascotte per i quartieri in cui vivono.
Il modello di gestione dei cani di quartiere si riscontra in diverse città nel mondo, da Bangkok a Tbilisi, dove gli animali presentano segni di sterilizzazione e attenzione veterinaria. I cani di quartiere di Atene, in particolare, seguono il protocollo CNVR (Cattura, Sterilizzazione, Vaccinazione e Restituzione), una pratica che ha preso piede nelle ultime due decadi come una soluzione per affrontare il randagismo, raccomandata da importanti organizzazioni per il benessere animale.
Il protocollo CNVR non solo si impegna a sterilizzare i cani, ma anche a vaccinarli per prevenire malattie come la rabbia, ancora diffusa in alcune zone. Questa gestione permette di ridurre progressivamente la popolazione di animali randagi senza la necessità di ricorrere ai rifugi, dove i cani spesso languirebbero per anni.
In Grecia, l’approccio CNVR è sancito dalla legge 4830 del 2021, che impone ai comuni l’obbligo di gestire i cani randagi in modo umano, assicurando loro le cure richieste. Ad Atene, questo sistema è attivo dal 2003, quando la città ha iniziato a prendere in carico i cani randagi in modo strutturato.
In Italia, il riconoscimento ufficiale del “cane di quartiere” è avvenuto con una circolare ministeriale del 2001, ma la realtà è ben diversa, dato che la maggior parte dei cani viene ancora portata nei rifugi. Recentemente, i numeri parlano di oltre 100mila cani nei rifugi, l’80% dei quali al Sud. Tuttavia, ci sono esperimenti positivi, come quello di Milo, comune siciliano che ha adottato il modello CNVR, sancendo la collaborazione con i volontari locali per il trattamento e la gestione degli animali.
Giocando un ruolo cruciale nella gestione del randagismo, l’approccio CNVR necessita di un forte coinvolgimento della comunità e di un impegno continuo per mantenere la popolazione canina in equilibrio. Gli studi dimostrano che è essenziale raggiungere alti tassi di sterilizzazione e monitorare l’immigrazione di nuovi cani nel territorio, per garantire il successo a lungo termine del programma.
In sintesi, i cani di quartiere in Grecia rappresentano un esempio di gestione innovativa e responsabile del randagismo, con potenziali applicazioni anche in altre nazioni, come dimostrano le iniziative in alcune città italiane, ancora lontane da una piena attuazione del modello di gestione esemplare.