In vista delle elezioni parlamentari, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che l’Ucraina ha «aperto il vaso di Pandora», promettendo misure di rappresaglia dopo l’aumento dei bombardamenti. Il suo sondaggio di gradimento si attesta al 33%, nonostante la situazione del conflitto continua a deteriorarsi, riporta Attuale.
Verso le elezioni
La prossima tornata elettorale, in programma tra il 18 e il 20 settembre, non presenta margini per sorprese. Con una scarsa offerta politica russa e l’esclusione del partito pacifista Jabloko, i risultati appaiono già definiti. Altri partiti minori, come i comunisti e i liberali democratici, sono previsti attorno al 10%, rendendo evidente la mancanza di una vera alternativa al regime attuale.
In un recente incontro tenutosi al palazzo Megasport di Mosca, Putin ha enfatizzato l’unità nazionale, celebrando la giornata della bandiera e criticando l’assenza di legittimità del «regime di Kiev», il quale, a suo avviso, ha smesso di tenere elezioni libere. Riferendosi agli attacchi ucraini, ha denunciato un’«azione neonazista» nei confronti della Russia.
Rappresaglia
Nel suo discorso, Putin ha ribadito la filosofia dell’«occhio per occhio», attribuendo alle recenti offensive ucraine la responsabilità di spingere la Russia a rispondere con forza. Ha affermato che le rappresaglie saranno «più incisive» e rivelato che gli attacchi alle infrastrutture ucraine servono a supportare le forze russe sul campo.
Sul palco anche Lavrov
Durante l’evento, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha attaccato l’Europa, definendola «una malata piena di metastasi del nazismo», escludendo qualsiasi collaborazione con nazioni che sostiene il governo ucraino. Putin ha infine commentato che le proposte di accordo con la parte ucraina sono inadeguate e che la Russia è pronta a negoziare solo da una posizione di forza.
La giornata si è conclusa con ovazioni per Putin, che manifesta un atteggiamento di sicurezza e determinazione, rappresentando un regime concentrato sulle sue strategie e privo di fretta nel conflitto con l’Ucraina.