Nuovo decreto flussi: sfide per ottenere un permesso di soggiorno regolare

01.07.2025 21:26
Nuovo decreto flussi: sfide per ottenere un permesso di soggiorno regolare

Il decreto è stato approvato lunedì 30 giugno dal Consiglio di ministri. Nel 2024 solo il 7,8% delle quote di ingressi si è trasformato in impieghi stabili e regolari e permessi di soggiorno. «Regolarizza posizioni lavorative di persone che sono già presenti in Italia», dice a Open il legale Antonello Ciervo (Asgi), riporta Attuale.

Dopo i 450 mila del triennio 2023-2024, il governo Meloni ha autorizzato l’ingresso in Italia di altri 500 mila lavoratori stranieri dal 2026 al 2028. Questi dati fanno parte del secondo decreto flussi approvato lunedì 30 giugno dal Consiglio dei ministri. Si tratta di «manodopera indispensabile al sistema economico e produttivo nazionale e altrimenti non reperibile», comunica Palazzo Chigi. In particolare, sono previsti 497.550 ingressi, suddivisi in 230.550 per lavoro subordinato non stagionale e autonomo, 267.000 per lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico. Queste quantità sono stabilite, viene sottolineato, tenendo conto delle esigenze espresse dalle parti sociali e delle domande di nulla osta al lavoro effettivamente presentate negli anni precedenti, con l’intento di rispondere concretamente alle necessità delle imprese. «Questo dato riflette chiaramente una domanda concreta da parte del sistema produttivo italiano di manodopera straniera. È, se vogliamo essere realistici – o anche cinici – una conferma del fatto che gli immigrati sono necessari al funzionamento dell’economia del Paese», spiega a Open Antonello Ciervo, legale di Asgi.

Le criticità del decreto flussi

Complessivamente, sommandoli ai tetti previsti dai due decreti dell’esecutivo, si arriva a circa 950 mila ingressi autorizzati. Tuttavia, in pratica, questa cifra non si traduce pienamente in contratti di lavoro firmati e nella conseguente regolarizzazione, a causa di vari fattori, come i lunghi tempi di attesa (in alcuni casi oltre un anno tra la richiesta del datore di lavoro e il successivo ingresso), la burocrazia inefficace, le possibili frodi o il ripensamento dell’imprenditore. Dati recenti della campagna “Ero Straniero” rivelano che nel 2024 solo il 7,8% delle quote di ingressi si è tradotto in impieghi stabili e permessi di soggiorno regolari. Sono state 9.331 le domande per l’ingresso di lavoratrici e lavoratori accolte dalle prefetture italiane su un totale di 119.890 quote assegnate nel corso dell’anno. «Il resto delle persone – denuncia “Ero straniero” – è destinato a scivolare in una condizione di irregolarità e quindi di estrema ricattabilità e precarietà». «Queste procedure risultano complesse e macchinose, e non solo ipocrite perché finiscono per regolarizzare situazioni di irregolarità — trasformandosi di fatto in sanatorie — ma si rivelano anche inefficaci, soprattutto a causa dei lunghi tempi per il rilascio dei permessi di soggiorno», chiarisce Ciervo.

Il click day e le scadenze: «Il decreto stabilizza chi è già in Italia»

Inoltre, manca il correttivo più richiesto dalla maggior parte delle organizzazioni di categoria e delle associazioni: l’abolizione del sistema del click day, ovvero le giornate stabilite in cui i datori di lavoro possono presentare le richieste di ingresso per lavoratori stranieri. Le scadenze per l’invio delle domande variano in base al settore: si parte il 12 gennaio per quello agricolo, il 9 febbraio per il turismo, mentre il 16 febbraio è dedicato ai lavoratori non stagionali e autonomi. Per i lavoratori autonomi più qualificati, come liberi professionisti, artisti e titolari di startup, il click day è fissato per il 18 febbraio. Rispetto al triennio precedente, il decreto amplia il numero di settori coinvolti, includendo anche sanità, metallurgia, tessile, commercio e logistica. Nella categoria dei lavoratori subordinati non stagionali figurano anche gli assistenti familiari, come colf e badanti. Inoltre, verranno privilegiati i profili più qualificati e, in linea con gli accordi di cooperazione con Paesi terzi, sarà data priorità ai cittadini di Stati che collaborano con l’Italia nelle procedure di rimpatrio.

«Sappiamo che il meccanismo dei decreti flussi è, in gran parte, ipocrita – continua l’avvocato Ciervo -. Infatti, questi decreti vengono spesso utilizzati per regolarizzare posizioni lavorative di persone già presenti in Italia, che lavorano in nero per vari motivi. Una delle principali cause è il nostro sistema normativo riguardante l’immigrazione lavorativa, tra i più restrittivi in Europa. In un contesto simile – prosegue – anche chi lavora corre il rischio di trovarsi in una condizione di irregolarità, specialmente se è occupato in forme di lavoro precario». E se ottengono «il nulla osta durante il click day, sono poi costretti, almeno sulla carta – continua l’avvocato – a uscire dall’Italia, rientrare nel proprio Paese d’origine e da lì fare nuovamente ingresso con un visto regolare. Una procedura che è non solo burocraticamente complessa, ma anche rischiosa per la possibilità di uscita irregolare o non documentata».

Gli step 

Il primo passo per l’ingresso dei lavoratori extra UE, dopo il click day, è il rilascio del nulla osta da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione. Le domande autorizzate vengono poi inviate alle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero, che conferiscono il visto d’ingresso necessario per entrare in Italia. Tuttavia, il processo presenta alcune criticità, relative soprattutto al numero di visti richiesti e in attesa di rilascio. Dati provenienti da “Ero Straniero” indicano che nel 2024 sono stati rilasciati 24.151 visti, equivalenti al 28,9% dei nulla osta al lavoro concessi (83.570). Ciononostante, si prevede un incremento del personale dedicato a queste pratiche nelle rappresentanze. Tuttavia, occorrono mesi per le persone con il nulla osta per presentare la richiesta di visto, servizio generalmente gestito da agenzie private con risultati problematici. È importante notare che, sebbene il nulla osta consenta al cittadino extra UE di lavorare, solo la stipula del contratto di soggiorno – che porta al rilascio del permesso di soggiorno definitivo – assicura una permanenza regolare in Italia.

Tuttavia, questo passaggio richiede spesso un tempo prolungato, talvolta anche mesi, e in alcuni casi può non avvenire affatto, soprattutto quando le domande presentate durante i click day risultano originate da frodi. «Si osserva anche una notevole inefficienza da parte della pubblica amministrazione competente – in particolare le questure e, più in generale, il Ministero dell’Interno – nel completare le procedure richieste, come il rilascio dei permessi di soggiorno, che spesso avviene in tempi estremamente lunghi e non compatibili con le esigenze delle persone coinvolte. Inoltre, l’attivazione del decreto flussi può talvolta favorire episodi di truffa ai danni degli stranieri. È frequente che qualcuno prometta a un cittadino straniero già presente in Italia una regolarizzazione in cambio di pagamenti per «spese» o «tasse» non dovute, per poi sparire dopo aver ricevuto il denaro», chiarisce il legale. Relativamente alle pratiche andate a buon fine, dai dati emerge che il canale ris

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