La presidente della Commissione Ue ha dichiarato che «Proteggeremo ogni centimetro dell’Unione europea» il giorno dopo il cyberattacco a quattro importanti scali europei e le incursioni di Mig e droni russi sul continente, riporta Attuale.
Con l’aumento degli avvistamenti di caccia russi e droni nei cieli dell’Europa orientale, l’amministrazione Trump starebbe considerando di tagliare drasticamente i fondi militari per i suoi alleati europei, in particolare per gli Stati Baltici che confinano con la Russia. La crescente esigenza di preparazione di fronte a un possibile conflitto è diventata più concreta con il passare dei mesi. Queste informazioni erano già circolate sui media anglosassoni all’inizio di agosto, ma è stata Reuters a fornire un’ulteriore conferma. David Baker, rappresentante del Pentagono, avrebbe comunicato ad un gruppo di diplomatici europei che «l’Europa dovrebbe dipendere meno dagli Stati Uniti» per la propria difesa.
Niente esercito europeo, ma 800 miliardi per l’industria della Difesa
Il messaggio di Baker è chiaro e si collega a quanto affermato da Ursula von der Leyen. In un’intervista a Repubblica, la presidente della Commissione Ue ha enfatizzato la necessità di rendere l’Europa sempre più autosufficiente dal punto di vista della Difesa. «Gli incidenti, in particolare quello che si è verificato in Polonia, sono estremamente significativi – ha affermato von der Leyen – Se è vero che la Nato deve rimanere il fulcro della nostra difesa collettiva, è altrettanto vero che abbiamo bisogno di un pilastro europeo molto più forte. L’Europa deve diventare più autosufficiente e indipendente in fatto di sicurezza. Per questo abbiamo avviato il programma “Prontezza per il 2030”, con il quale intendiamo colmare le carenze di capacità, accelerare le procedure e mobilizzare fino a 800 miliardi di euro per l’industria della difesa. Proteggeremo ogni centimetro dell’Unione europea». Tuttavia, non si parla di un esercito europeo, poiché il controllo sulle truppe rimane nelle mani dei singoli Stati.
Oltre 3mila soldati italiani sul fianco orientale
In questo contesto si inserisce l’operazione della Nato «Sentinella dell’Est», volta a rafforzare il supporto a Polonia e Paesi Baltici di fronte alle crescenti provocazioni russe lungo il confine orientale europeo. Il Corriere della Sera sottolinea che l’impegno militare italiano sul fianco Est della Nato è già significativo: più di 3mila uomini, oltre un migliaio di veicoli e una ventina di aerei, tutti coordinati dal Comando operativo di vertice interforze (Covi). La presenza italiana si è distinta, ad esempio, durante le intercettazioni dei Mig russi in Estonia, operazioni condotte dagli F-35 dell’Aeronautica militare. Martedì 23 settembre, il ministro della Difesa Guido Crosetto visiterà la base del contingente aereo in Estonia, sottolineando l’importanza che Roma attribuisce a quest’area. Qualora venisse dichiarata un’emergenza, l’Italia può contare sulla Forza di reazione rapida della Nato, con base a Solbiate Olona, in provincia di Varese, a comando italiano, capace di mobilitare fino a 10mila uomini e oltre 1.500 mezzi.
Baltic Eagle III: gli F-35 italiani presidiano i cieli baltici
Negli aeroporti di Amari, vicino Tallinn, fino a ottobre sono impegnati per la missione Baltic Eagle III gli F-35A del 32° Stormo di Amendola – gli stessi che hanno avuto un incontro ravvicinato con i Mig russi – e del 6° Stormo di Ghedi. È già programmato un cambio della guardia, con l’arrivo degli Eurofighter Typhoon da Grosseto, Gioia del Colle, Trapani e Istrana. La task force italiana è dotata anche di batterie missilistiche Samp/T, sistemi di difesa aerea all’avanguardia, aerei G550 Caew (lo stesso modello che ha intercettato i droni in Polonia) e Super King Spydr per la sorveglianza. La Nato è coinvolta nel Baltic Air Policing da 21 anni, e l’Aeronautica italiana è presente sin dall’inizio.
Dalla Lettonia alla Bulgaria: la mappa della presenza italiana
In Lettonia, dal 2016, il Task Group Baltic include 250 militari italiani e 139 mezzi terrestri, operando in quella che la Difesa definisce come una missione per «dimostrare la capacità e la determinazione della Nato nel rispondere solidamente alle minacce esterne lungo il confine orientale dell’Alleanza». I bersaglieri della Brigata Garibaldi operano al Camp Adazi insieme a contingenti multinazionali.
In Bulgaria, la presenza italiana è ancora più consistente: 740 soldati coinvolti nell’operazione Enhanced Vigilance Activity, avviata nel 2022 a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Il Battle Group a guida italiana comprende contributi provenienti da Stati Uniti, Albania, Grecia, Montenegro e Macedonia del Nord.
Gli alpini in Ungheria e la nuova dottrina di addestramento
Al Camp Croft, in Ungheria, da agosto sono dispiegati gli alpini della Brigata Julia. Prima di loro, la Brigata Aosta ha partecipato all’esercitazione Saber Guardian 2025 insieme alla Legione Straniera spagnola, simulando scenari molto realistici con droni, mortai e tiratori scelti nelle vesti di “forze avversarie”. Questo addestramento evidenzia le tipologie di minacce che la Nato si aspetta di affrontare.