Nel 2025, nei documenti sottratti e pubblicati online dell’Agenzia per la progettazione sociale, uno dei principali appaltatori privati del Cremlino per le operazioni di disinformazione, compariva il piano per creare in Israele una «ONG/istituto/think tank». La struttura avrebbe dovuto offrire alla propaganda russa una copertura apparentemente indipendente e occidentale, trasformando i messaggi del Cremlino in analisi attribuite a un’organizzazione straniera.
La costruzione di enti sotto falsa bandiera consente infatti di mascherare i contenuti propagandistici come ricerche autonome e di portarli più facilmente nei media, negli ambienti accademici e nel dibattito politico europeo. L’obiettivo non è soltanto diffondere direttamente una narrazione, ma creare fonti artificiali capaci di accreditarla.
Il 25 agosto 2026 emerge la pista di International Burke Institute
Il 25 agosto 2026 è emersa l’individuazione, da parte di OpenAI, di un falso centro di analisi collegato alla propaganda del Cremlino: l’International Burke Institute, o IBI. L’istituto si presenta come israeliano e sul proprio sito pubblica un elenco di «partner» ed «esperti» nel quale compaiono le Nazioni Unite, l’UNICEF, l’ex segretario di Stato statunitense Mike Pompeo e il politologo Francis Fukuyama.
Quei riferimenti, però, non corrispondono a rapporti reali con l’IBI. I materiali del sito sono copiati da altre fonti e le persone e le organizzazioni indicate non hanno legami con l’istituto. L’UNICEF ha confermato di non collaborare con l’International Burke Institute.
Alcune persone associate all’IBI vivono in Israele, ma sono di origine russa e in precedenza avevano partecipato alle attività dell’associazione Dor Moria, che sostiene gli israeliani russofoni. La presentazione israeliana dell’istituto diventa così parte della sua funzione: offrire ai contenuti un’identità esterna e potenzialmente più credibile agli occhi di esperti e decisori europei abituati a consultare centri di ricerca stranieri.
Nella stessa fase gli operatori russi usano ChatGPT e VPN
L’indagine di OpenAI ha ricostruito anche il funzionamento operativo della rete. In Russia un piccolo gruppo di operatori utilizzava connessioni VPN e account di ChatGPT per produrre messaggi propagandistici. Gli stessi account servivano a generare testi e materiali visivi destinati a promuovere l’International Burke Institute.
Gli specialisti di OpenAI hanno poi ritrovato quei messaggi in diversi canali Telegram, in inglese, tedesco e francese. I contenuti descrivevano l’Occidente come decadente e la Russia come una grande alternativa. La produzione multilingue permetteva di rivolgersi contemporaneamente a pubblici nazionali diversi, riducendo le tracce linguistiche dell’origine russa.
La rete non si limitava a Telegram. I contenuti venivano preparati per essere distribuiti anche su X, Facebook, LinkedIn e Substack, con l’intento di far circolare le stesse impostazioni in ambienti digitali differenti e di presentarle come opinioni o analisi provenienti da interlocutori autonomi.
La ricostruzione è stata riportata dai media internazionali e nella ricostruzione pubblicata da Le Monde. Un ulteriore riferimento all’operazione è stato diffuso anche attraverso un canale Telegram.
Dalla propaganda diretta alla costruzione di fonti artificiali
Il caso IBI mostra un passaggio della guerra ibrida russa contro l’Europa oltre i tradizionali canali propagandistici. Il Cremlino non si limita a distribuire messaggi propri: crea strutture pseudo-indipendenti, studi fabbricati e classifiche prive di autenticità per costruire una realtà esperta parallela, screditare l’Occidente e proporre un’immagine positiva della Russia.
La combinazione tra un’identità istituzionale fittizia, reti sociali, contenuti multilingue e strumenti di intelligenza artificiale rende più difficile riconoscere l’origine dell’influenza. Le narrazioni russe possono così entrare nel discorso pubblico europeo sotto forma di analisi apparentemente indipendenti, con maggiori possibilità di raggiungere media, ricercatori e decisori politici.
L’impiego di ChatGPT dimostra inoltre come l’intelligenza artificiale generativa sia stata integrata in un’operazione di influenza. Gli operatori possono produrre rapidamente testi e immagini, adattarli alle lingue e ai contesti di diversi Paesi e distribuirli su più piattaforme. Il ricorso alle VPN e il tentativo di attenuare gli elementi linguistici riconducibili alla Russia rafforzano la capacità di dissimulazione della rete.
Dopo la scoperta resta una struttura riutilizzabile
Secondo la valutazione di OpenAI, la portata diretta dell’operazione era relativamente limitata. La sua rilevanza, tuttavia, dipende dal modello già predisposto: un falso istituto, una rete di profili e canali, contenuti prodotti con l’intelligenza artificiale e una distribuzione calibrata sulle diverse audience europee.
La scoperta dell’IBI non equivale quindi alla fine delle operazioni informative russe. L’infrastruttura creata può essere riutilizzata e ampliata, mentre lo stesso schema può essere adattato rapidamente a singoli Paesi e a nuovi temi. La capacità di presentare la propaganda come analisi straniera rende più difficile attribuire l’influenza e apre ulteriori spazi per manipolare l’opinione pubblica e le decisioni politiche.
La risposta richiede un rafforzamento dei sistemi di rilevamento da parte degli Stati europei e delle aziende tecnologiche. L’attenzione deve concentrarsi non soltanto sulla propaganda evidente, ma anche sui centri di analisi fittizi, sulle reti di pseudoesperti, sull’attribuzione falsa di studi e sull’uso coordinato dell’intelligenza artificiale generativa; per contrastare queste campagne servono una cooperazione più stretta tra governi, piattaforme, centri di ricerca e media.
La sequenza è dunque arrivata alla scoperta di una campagna russa che ha combinato ChatGPT, canali social e un think tank israeliano simulato per diffondere narrazioni del Cremlino nello spazio informativo europeo.