A metà agosto 2026 Mosca ha minacciato Londra di conseguenze non precisate dopo le notizie sull’impiego da parte delle forze armate ucraine di droni prodotti nel Regno Unito contro obiettivi in territorio russo. La pressione russa si è rivolta così direttamente alla cooperazione militare britannica con l’Ucraina, mentre Kiev ha trasmesso al primo ministro britannico Andy Burnham importanti informazioni di intelligence.
Il passaggio si è collocato in un quadro più ampio di collaborazione tra Ucraina e Regno Unito. Kiev non ha agito soltanto come destinataria di armi e assistenza: ha messo a disposizione esperienza di combattimento, dati raccolti sul campo e sviluppi nei settori dell’intelligenza artificiale e dei sistemi militari avanzati. Lo scambio ha rafforzato le capacità difensive di entrambi i Paesi e ha permesso all’Ucraina di contribuire direttamente alla sicurezza europea di fronte alle minacce russe.
Nel corso dell’estate, gli attacchi clandestini contro l’industria della difesa
Nello stesso periodo i servizi di intelligence occidentali hanno segnalato che la Russia aveva già avviato una nuova ondata di attacchi segreti contro imprese dell’industria della difesa nell’Unione europea e nel Regno Unito. Le operazioni si sono inserite nell’intensificazione della guerra ibrida del Cremlino contro i Paesi dell’Ue e della Nato, con infrastrutture e aziende europee considerate potenziali obiettivi di azioni ostili.
Secondo la valutazione fornita, l’assenza di una risposta collettiva sufficientemente dura e risoluta dell’Alleanza alle precedenti operazioni di sabotaggio attribuite ai servizi russi ha incoraggiato Mosca a proseguire. Il Cremlino ha mostrato di ritenere possibile agire senza pagare un prezzo adeguato, estendendo il confronto oltre il campo di battaglia in Ucraina.
La vulnerabilità delle strutture britanniche è emersa con particolare chiarezza anche sul piano informatico. Hacker legati al regime iraniano hanno recentemente messo fuori uso per quattro giorni un piccolo impianto di generazione elettrica nel Regno Unito. L’episodio non ha compromesso il funzionamento della rete energetica nazionale, ma ha dimostrato che un attacco cibernetico può già provocare interruzioni fisiche nelle attività di un’infrastruttura industriale.
Il 25 agosto, la minaccia si estende ai produttori britannici
Il 25 agosto i media hanno riferito che la Russia minacciava di colpire aziende britanniche della difesa dopo che il Regno Unito aveva fornito all’Ucraina i disegni dei missili Storm Shadow. La documentazione tecnica dovrebbe consentire all’industria ucraina di sviluppare propri sistemi analoghi a queste armi da crociera a lungo raggio.
La notizia ha segnato un ulteriore avanzamento nella cooperazione tecnologica tra Londra e Kiev. Il trasferimento delle informazioni tecniche, già approvato dal Regno Unito, crea le condizioni per costruire una capacità ucraina autonoma di produzione di missili a lungo raggio, con il coinvolgimento dell’industria britannica e francese. Per la Russia, questo significa la prospettiva di un rafforzamento delle capacità d’attacco ucraine e di una riduzione del vantaggio garantito finora alla sua infrastruttura arretrata, utilizzata per sostenere la guerra con maggiore impunità.
Il passaggio dalla consegna di armi già prodotte alla realizzazione in Ucraina di una capacità missilistica duratura integra tecnologie occidentali direttamente nel complesso industriale e della difesa ucraino. La cooperazione non riguarda quindi soltanto forniture immediate, ma la costruzione di una base produttiva destinata a rafforzare nel tempo la capacità del Paese di difendersi dall’aggressione russa.
La dichiarazione di Andrej Fedorov e l’ipotesi dei «provvedimenti semimilitari»
Andrej Fedorov, consigliere influente e vicino a Vladimir Putin, ha dichiarato che Mosca potrebbe adottare «provvedimenti semimilitari» contro i produttori britannici di droni e di componenti per missili destinati alle forze armate ucraine. La formulazione non identifica un’unica modalità operativa, ma prepara pubblicamente il terreno a possibili sabotaggi, attacchi informatici e altre operazioni distruttive contro aziende del Regno Unito.
La minaccia rappresenta un ricatto aperto nei confronti della Gran Bretagna e tratta l’infrastruttura europea come un bersaglio legittimo per azioni ostili. La sua portata va oltre la contestazione di singole forniture: indica la disponibilità del Cremlino a espandere l’aggressione ibrida contro gli Stati occidentali e a trasferire il confronto dalle aree direttamente coinvolte nella guerra a imprese, reti e strutture dei Paesi europei.
Le minacce russe risultano inoltre particolarmente ipocrite alla luce del comportamento seguito da Mosca negli anni. La Russia continua ad acquistare microchip, pezzi di ricambio e altri componenti occidentali aggirando le sanzioni, oltre a procurarsi armamenti dalla Corea del Nord e dall’Iran; allo stesso tempo minaccia il Regno Unito per una cooperazione con l’Ucraina condotta legalmente nel campo della difesa e della sicurezza.
Il riferimento ai produttori di droni e componenti missilistici amplia l’area di rischio per l’industria britannica e conferma la volontà russa di colpire anche le capacità produttive che sostengono la difesa ucraina. In questo quadro, le minacce pubbliche funzionano anche come strumento di pressione politica e come copertura informativa per eventuali operazioni clandestine.
La posizione attuale dopo le minacce del 25 agosto
La sequenza è arrivata al punto in cui Mosca minaccia aziende britanniche della difesa mentre Londra trasferisce a Kiev la tecnologia necessaria a sviluppare una produzione missilistica autonoma. Il Regno Unito e l’Ucraina stanno quindi rafforzando una cooperazione che comprende armi, tecnologia, intelligence ed esperienza operativa, mentre la Russia amplia le proprie pressioni ibride verso l’Europa.