La crisi artica e le tensioni geopolitiche: l’allerta dagli inuit
Nuuk (Groenlandia) – «L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 ha generato danni gravissimi alla causa della difesa delle popolazioni inuit e del loro ambiente. Da allora Vladimir Putin ha boicottato il Consiglio Artico e ogni forma di cooperazione regionale». Le parole di Akkaluk Lynge rappresentano la riprova dello stretto legame tra la fragilità artica e i grandi nodi della politica internazionale nel contesto attuale, dal momento che le crisi, apparentemente diverse, si intersecano in un mondo globalizzato, riporta Attuale.
«Nel 1996 eravamo riusciti a stabilire un meccanismo internazionale per proteggere i 180.000 inuit sparsi tra Alaska, Siberia, Canada e Groenlandia. Tuttavia, la guerra lanciata da Putin ha paralizzato ogni sforzo in questo senso», afferma Lynge, ex ministro degli Interni della Groenlandia e storico attivista per i diritti inuit. In un contesto di crescente incertezza, il futuro della cooperazione internazionale sull’Artico appare compromesso.
Lynge sottolinea che «in tempi di crisi, sono i popoli autoctoni a pagare il prezzo più alto». Con il cambiamento climatico, ha osservato, l’ambiente che una volta definiva le sue esperienze di infanzia è completamente cambiato. «Oggi noi sembriamo più forti della natura, ma questa fragilità richiede una nuova prospettiva sulla nostra capacità di proteggere l’ambiente. Dobbiamo collaborare con i nostri vicini e l’Europa», spiega.
Questo incontro avviene poco dopo la visita di Ursula von der Leyen a Nuuk e alla vigilia del primo summit Europeo Artico a Rovaniemi. Un incontro dedicato alla sicurezza geopolitica del Grande Nord, dove i leader europei avvertono la necessità di rivendicare un posto garantito nella governance artica. «E’ fondamentale superare le diatribe sui diritti di pesca e unirci contro le minacce alla stabilità del pianeta», afferma Lynge.
In un contesto di crescente militarizzazione e sfruttamento del territorio artico, Lynge richiama l’attenzione sulla proliferazione di attività commerciali e turistiche in Groenlandia. «Stiamo assistendo a un boom turistico, ma è necessario affrontare la questione dell’overturismo e garantire che le infrastrutture siano pronte ad accogliere i visitatori senza compromettere l’ambiente», avverte.
Recentemente, un cacciatore ha ucciso due orsi bianchi, evidenziando il conflitto crescente tra attività umane e habitat naturale. Lynge nota che le difficoltà economiche e sociali stanno anche influenzando le tradizioni culturali degli inuit, creando nuove sfide nei rapporti interni alle comunità locali.
Il viaggio a Nuuk ha quindi confermato una realtà di crescente disagio a fronte dei cambiamenti climatici e della scarsità di cooperazione internazionale, incapacitando gli sforzi di unione contro le crisi globali. «I nostri sacri egoismi nazionali tornano a prevalere sugli interessi comuni», conclude Lynge.