Peter Thiel si trasferisce in Argentina: un legame strategico con Javier Milei
Il miliardario fondatore di Palantir e PayPal, Peter Thiel, ha deciso di stabilirsi temporaneamente in Argentina, dove ha acquistato una villa del valore di 12 milioni di dollari a Buenos Aires e iscritto i suoi figli in una scuola locale. Questa mossa è descritta da Thiel stesso come un incontro tra “un anarcocapitalista e un altro anarcocapitalista che sta rivitalizzando il sistema”, riporta Attuale.
Thiel è noto per la sua affinità con il presidente argentino Javier Milei, entrambi condividono ideologie libertarie e un’ossessione per la distruzione creatrice del capitalismo. Se da un lato Thiel ha manifestato un interesse pragmatico per Milei, dall’altro esprime anche una certa distanza dalle posizioni stataliste di Donald Trump, sostenuto per convenienza politica.
La scelta di trasferirsi in Argentina viene letta non solo in chiave ideologica, ma anche imprenditoriale. Il paese potrebbe rappresentare un nuovo Eldorado per la costruzione di data center, sempre più difficili da realizzare negli Stati Uniti e in Europa a causa dei costi e dell’opposizione locale. La Patagonia, con il suo clima favorevole e bassa densità abitativa, emerge come una soluzione ottimale per le esigenze di raffreddamento delle macchine.
Thiel ha gradualmente avviato la sua connessione con l’Argentina attraverso visite frequenti e investimenti in proprietà, espandendo il suo portafoglio immobiliare anche in Uruguay. Contemporaneamente, cerca di sfuggire a un possibile incremento fiscale in California che potrebbe colpire i miliardari.
Oltre a motivazioni fiscali, c’è anche l’intento di costruire un rifugio sicuro in caso di crisi globali. Thiel, come molti altri miliardari tecnologici, considera l’Argentina un’opzione, vedendo il paese come un territorio con potenzialità economiche e garanzie politiche sotto la leadership di Milei, che sta cercando di stabilizzare l’economia nazionale e abbandonare il corporativismo tradizionale.
Nel contesto geopolitico attuale, vi è una percezione crescente che l’America Latina possa essere al sicuro in caso di conflitti globali, un’idea esplicitata da Martin Varsavsky, un altro magnate sudamericano, che vede Buenos Aires come un “piano B” per la sopravvivenza della civiltà.