La guerra in Yemen: il conflitto tra sunniti e sciiti si intensifica
Nell’anno 930, i Qarmati, una setta sciita radicale, entrarono alla Mecca durante il pellegrinaggio, sterminando fedeli e portando via la Pietra Nera. Undici secoli dopo, un editorialista del quotidiano saudita Okaz rispolvera quel nome per gli Houthi, avvertendo che potrebbero subire la stessa sorte. Pochi giorni fa, il Gran Mufti dell’Arabia Saudita, Saleh al-Fawzan, ha definito la milizia yemenita un «gruppo del male», esortando i soldati al fronte a difendere i luoghi sacri dell’Islam, seguendo l’esempio dei Compagni del Profeta, riporta Attuale.
Il Mufti parla di fede, ma dietro le sue parole si nascondono interessi regionali legati a petrolio e potere nel Golfo. Questo conflictto rivela lo scontro tra Arabia Saudita e Iran, che si contendono la leadership dei due rami dell’Islam. Sunniti e sciiti sono divisi dal VII secolo, e la rivalità è sfociata in guerre storiche, da quelle tra i Safavidi e gli Ottomani fino alla Rivoluzione iraniana del 1979, che ha portato i turbanti al potere in Iran, stabilendo due stati rivali che ora cercano di affermare la loro egemonia.
In Medio Oriente, gli sciiti, che costituiscono più di un terzo dei musulmani, sono una minoranza predominante in Iran, Iraq e Bahrein. Teheran nel tempo ha creato una rete di alleati armati, tra cui Hezbollah in Libano e le milizie in Iraq, ma gli Houthi in Yemen sono i più autonomi. L’Arabia Saudita risponde con alleanze e, quando necessario, con interventi militari diretti.
Lo Yemen rimane il campo di battaglia più acceso di questa guerra per procura. Qui, la ribellione degli Houthi contro il governo centrale è iniziata nel 2004 e ha portato alla conquista di Sana’a nel 2014. Nel marzo 2015, l’Arabia Saudita, guidando una coalizione di paesi arabi sunniti, è intervenuta per ripristinare il governo e prevenire un avamposto iraniano ai suoi confini. Da allora, anni di bombardamenti hanno acuito la crisi umanitaria, con l’Onu che stima oltre 377.000 morti entro la fine del 2021.
La guerra ha vissuto un momento di tregua nel 2022, ma il ritorno alle ostilità è stato provocato dalla guerra di Gaza e dai colpi mirati delle milizie iraniane contro obiettivi sauditi, culminando con il missilistico attacco degli Houthi all’aeroporto di Riad. Oggi, il conflitto si articola su due livelli: la control di Sana’a da parte degli Houthi, rivendicata come risposta ai raid sauditi, e il contesto regionale in cui una vittoria saudita intaccherebbe la rete di influenze iraniane.
Ad agosto 2025, l’Arabia Saudita ha siglato un patto di difesa con Turchia e Pakistan, mentre l’Iran rimane una minaccia costante, con il regime militare al suo apice. Nonostante le motivazioni religiose, la lotta per il potere nel Golfo e il controllo delle rotte strategiche rimangono la vera essenza di questo conflitto, minacciando non solo la stabilità regionale ma anche l’economia globale.