La Repubblica Ceca scende in piazza contro la riforma dei media
Praga ha visto ieri una mobilitazione significativa a favore della libertà di stampa, culminata in un sciopero senza precedenti da parte dei dipendenti della televisione e della radio pubbliche. L’azione segna un’escalation nella tensione con il governo del primo ministro populista Andrej Babis, riporta Attuale.
Il motivo del malcontento è la controversa riforma approvata la scorsa settimana dal governo di coalizione, composto dal partito populista di Babis e da formazioni di destra e estrema destra. La riforma prevede l’abolizione del canone televisivo, principale fonte di finanziamento delle emittenti pubbliche, sostituendolo con stanziamenti diretti dal bilancio statale. Il governo sostiene che la maggior parte dei cittadini non desidera più pagare questo tributo, ma molti manifestanti e giornalisti vedono in questo piano un modo per subordinare i media pubblici alle decisioni politiche, trasformando l’informazione indipendente in uno strumento al servizio del potere.
Il sciopero rappresenta un’azione decisiva da parte dei lavoratori del settore. Sebbene le emittenti continuino a trasmettere, la protesta avrà ripercussioni sulla programmazione, inviano un chiaro messaggio di resistenza.
I lavoratori temono tagli ai finanziamenti e conseguenti licenziamenti, ma soprattutto sono preoccupati per il rischio di pressioni politiche costanti derivanti dai fondi statali. L’esecutivo di Babis ha frequentemente attaccato i media, accusandoli di parzialità, e i giornalisti non si sentono rassicurati dalle dichiarazioni governative, che non hanno convinto nemmeno l’opinione pubblica. Ieri, migliaia di cittadini si sono radunati davanti alla sede della televisione pubblica per esprimere supporto ai lavoratori dell’informazione.
La mobilitazione fa seguito a settimane di proteste in diverse città, manifestando un malcontento che attraversa il Paese. I manifestanti paragonano la situazione a quanto già avvenuto in Slovacchia sotto Robert Fico e in Ungheria sotto Viktor Orbán, dove i media pubblici sono stati trasformati in megafoni governativi. Questo alimenta il timore che anche Praga possa seguire lo stesso cammino.
La crisi ceca si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra governi populisti e istituzioni mediatiche indipendenti. Il modello del canone, adottato in gran parte d’Europa, garantisce alle emittenti pubbliche una fonte di finanziamento non influenzata da maggioranze politiche temporanee. Sostituitelo con stanziamenti di bilancio significa, in sostanza, dare al governo il controllo economico sui media. Per la Repubblica Ceca, che ha costruito la propria democrazia post-comunista sul pluralismo dell’informazione, la posta in gioco è estremamente alta. La mobilitazione di queste settimane dimostra che una parte significativa della società è pronta a difendere questo patrimonio.