Proteste a Nanyuki contro centro di quarantena per Ebola: un morto e tensioni crescenti
Nuove proteste si sono svolte a Nanyuki, situata a circa 200 chilometri a nord di Nairobi, contro il progetto degli Stati Uniti di costruire un centro di quarantena per cittadini americani esposti al virus Ebola nell’attuale epidemia che colpisce la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda. In Kenya, non si sono registrati casi di Ebola e gli abitanti temono che la struttura possa innescare contagi, riporta Attuale.
Le manifestazioni sono iniziate all’inizio di giugno e martedì scorso una nuova protesta ha visto scontri tra dimostranti e forze di polizia, con l’uso di gas lacrimogeni e idranti. Purtroppo, una persona è stata uccisa da un colpo di arma da fuoco alla testa: secondo la Commissione kenyana per i diritti umani, sarebbe stata la polizia a sparare. Inoltre, circa venti manifestanti sono stati arrestati.
Le proteste hanno coinvolto alcune centinaia di persone, preoccupate non solo per il rischio di diffusione del virus, ma anche per le conseguenze negative che il centro potrebbe avere sul turismo, una delle principali fonti di reddito per la popolazione di quasi 100mila abitanti di Nanyuki. La città, infatti, si trova nelle vicinanze del Monte Kenya, la seconda montagna più alta dell’Africa, ed è un punto di partenza per escursioni.
Il governo statunitense ha imposto il divieto di ingresso nel Paese per chi risulta infetto o a rischio di contatto con Ebola: alcuni cittadini americani esposti al virus e sintomatici sono stati trasferiti in Germania e Repubblica Ceca. Se aperto, il centro in Kenya dovrà accogliere persone asintomatiche in quarantena, con 50 posti letto, gestito da personale statunitense e situato all’interno della base militare statunitense di Laikipia.
Il progetto è stato approvato dall’amministrazione del presidente kenyano William Ruto, che a dicembre scorso aveva firmato un accordo controverso per consentire ai funzionari americani l’accesso ai dati sanitari dei pazienti kenyani in cambio di fondi. Tuttavia, tale accordo è stato successivamente sospeso dai tribunali del Paese.
Alla fine di maggio, una corte kenyana ha ordinato la sospensione della costruzione del centro, ma aerei militari statunitensi hanno continuato a provenire sul posto, trasportando materiale e personale specializzato come medici e ingegneri. Gli Stati Uniti hanno promesso 13,5 milioni di dollari per prevenire la diffusione della malattia, senza ufficialmente abbandonare il progetto.
L’epidemia di Ebola è attualmente in corso nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo e nel nord-ovest dell’Uganda, che confina con il Kenya. Nella Repubblica Democratica del Congo sono stati riportati 598 casi confermati e 115 decessi, mentre in Uganda si registrano 19 casi e 2 morti. L’Ebola è una malattia altamente contagiosa causata dall’omonimo virus, e l’epidemia attuale è dovuta a una variante poco studiata, il virus Bundibugyo, per la quale i trattamenti standard non risultano efficaci.
La gestione della crisi sanitaria è ulteriormente complicata da ritardi nel rilevamento dei focolai, instabilità politica e attacchi a centri di trattamento da parte di familiari di vittime, che richiedevano i corpi dei propri congiunti, destinati alla cremazione per prevenire ulteriori contagi. Secondo diverse ONG e operatori del settore, la prevenzione della diffusione di questa variante di Ebola è stata ostacolata anche dai significativi tagli agli aiuti umanitari attuati dall’amministrazione statunitense di Donald Trump e dalla chiusura di USAID, che per oltre sessant’anni ha fornito supporto in molti Paesi.