La resistenza silenziosa al conflitto in Russia: l’analisi della scienziata politica Ekaterina Schulmann
La scienziata politica Ekaterina Schulmann, 47 anni, professoressa alla Moscow School for the Social and Economic Sciences, rileva segni di malcontento tra le élite e la società russa riguardo alla guerra in corso. Dal suo esilio a Berlino, dove è anche borsista alla Robert Bosch Academy, ha espresso preoccupazioni crescenti sulla crescente insoddisfazione nei confronti dell’attuale situazione politica in Russia. La Schulmann ha commentato la situazione attuale della Russia, affermando che «sia le élite che la società stanno diventando insoddisfatte dello status quo», riporta Attuale.
Secondo la Schulmann, – ulteriori dati suggeriscono che, nonostante la censura militare e la repressione, la maggioranza della popolazione sta esprimendo il proprio discontento: «abbiamo una maggioranza consolidata e crescente a favore di negoziati di pace o della cessazione delle ostilità». Le sue osservazioni si basano su sondaggi che analizzano l’ansia, il comportamento del consumatore, e le percezioni sul futuro economico del paese, con indicazioni che dal 2025 una nettissima maggioranza degli intervistati esprime un sentimento di insoddisfazione.
La Schulmann sottolinea che la struttura della burocrazia russa crea connessioni tra l’elitè e la società: «Nonostante le enormi disuguaglianze, le élite non sono completamente isolate». Discutendo dell’isolamento del leader politico dalla società, afferma che Vladimir Putin sitz è «isolato in maniera significativa dal sistema stesso», evidenziando un divario crescente tra chi emette ordini e chi deve attuarli.
Riguardo alla sostenibilità della situazione attuale, Schulmann avverte che «nulla è troppo grande per fallire», indicando che in momenti di crisi, come quello attuale, le conseguenze possono apparire lentamente. Ella ricorda come la storia mostri che i regimi crollano non quando esauriscono le risorse, ma quando il consenso al loro interno viene meno. Conclude affermando che il messaggio di Putin, di continuare come si è, potrebbe portare a un ulteriore deterioramento della situazione.
Infine, la Schulmann sottolinea un aspetto critico: l’analisi del malcontento tra le élite, evidenziando che il tasso di suicidi tra i membri delle forze di sicurezza è aumentato, suggerendo una frustrazione profonda e una mancanza di vie di sfogo alternative. Queste osservazioni pongono interrogativi sul futuro del regime di Putin e sulla sua capacità di gestire le crescenti tensioni interne e internazionali.