Riforma del Brevet: Un Ritorno alla Selezione e alla Severità in Francia
La riforma del brevet, esame della scuola dell’obbligo francese, potrebbe segnare un balzo all’indietro di quasi trent’anni in termini di severità e selezione. Secondo il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, si prevede una caduta drastica del tasso di successo, con solo il 75% degli studenti destinati a superare l’esame, riporta Attuale.
Questa decisione è stata presa in risposta alle lamentele di chi sostiene che la scuola pubblica francese abbia abbassato il proprio livello, promuovendo un approccio che non stimola adeguatamente gli studenti. Geffray ha dichiarato che si evitano illusioni riguardo al livello degli studenti, poiché eventuali difficoltà future potrebbero provocare risentimento nei confronti degli insegnanti quando gli allievi si trovano ad affrontare sfide al liceo.
La riforma modifica il modo in cui viene calcolato il voto finale, riducendo la parte delle valutazioni dei professori dal 50 al 40% e aumentando il peso dell’esame finale dal 50 al 60%. Questa nuova formula mira a riflettere meglio le competenze acquisite dagli studenti durante l’anno scolastico.
Questo cambiamento arriva in un contesto di crescente insoddisfazione per la scuola di massa, un tema ricorrente nel discorso politico, specialmente da parte della destra. Critici come il filosofo Alain Finkielkraut attribuiscono alla mancanza di severità scolastica la decadenza della società francese e chiedono un ritorno alla meritocrazia.
In contrapposizione, il professor Saïd Benmouffok ha messo in discussione il concetto di meritocrazia, affermando che «la meritocrazia non corregge le diseguaglianze, le riqualifica moralmente». Egli avverte che la competizione generata dalla meritocrazia frequentemente ignora il contesto sociale che influisce sugli allievi, suggerendo che il sistema tende a colpevolizzare i singoli per i loro insuccessi, mentre molte delle difficoltà derivano da condizioni socio-economiche diseguali.
Benmouffok evidenzia come la disuguaglianza scolastica sia accentuata dalle risorse disponibili, come le lezioni private e le opportunità educative, che variano notevolmente tra le scuole pubbliche e private, in particolare tra quelle nelle aree privilegiate di Parigi e quelle periferiche. Il suo monito è chiaro: senza misure adeguate a garantire pari opportunità, la riforma rischia di diventare un pretesto per giustificare il fallimento di coloro che non hanno ricevuto gli strumenti necessari per avere successo.
La discussione sulla riforma educativa e la sua direzione sarà probabilmente cruciale nel prossimo ciclo elettorale presidenziale del 2027, riflettendo l’importanza del ruolo della scuola nella società francese.
Ma che dire… questa riforma sembra un passo indietro. Il sistema educativo dovrebbe stimolare, non impedire, a cosa serve aumentare la selettività se poi non si tiene conto delle disuguaglianze? E in più, meno soldi per le scuole pubbliche? Incredibile!