Rumen Radev sostituisce Viktor Orbán come alleato della Russia nell’Unione Europea

25.06.2026 12:05
Rumen Radev sostituisce Viktor Orbán come alleato della Russia nell'Unione Europea

Rumen Radev Vieta le Sanzioni contro la Russia, Nuove Tensioni nell’Unione Europea

Dopo la sconfitta dell’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán alle elezioni di aprile, la Russia ha perso il suo principale alleato nell’Unione Europea. L’uscita di scena di Orbán ha lasciato spazio a un governo bulgaro sotto Rumen Radev, che, la scorsa settimana, ha esercitato il veto su un nuovo pacchetto di sanzioni all’Ue contro la Russia, riporta Attuale.

Radev, in carica da maggio, ha vinto le ultime elezioni in Bulgaria con un programma antisistema e il supporto di partiti filorussi, ottenendo la maggioranza assoluta in Parlamento per la prima volta dal 1997. Questi sviluppi segnano una fase di maggiore stabilità politica in Bulgaria, mentre il presidente giustifica la sua opposizione alle sanzioni con motivazioni di interesse nazionale.

Tra le figure da sanzionare figurano l’ex presidente della compagnia petrolifera russa Lukoil, Vagit Alekperov, e il patriarca Kirill della Chiesa ortodossa russa, sostenitore del regime di Vladimir Putin. Radev ha espresso riserve su entrambe le sanzioni, citando il potenziale impatto negativo sull’economia bulgara.

Lukoil possiede la raffineria di Burgas, che soddisfa l’80% del fabbisogno di carburante della Bulgaria, e il governo di Radev ha cercato in passato di ottenere esenzioni dalle sanzioni statunitensi. La mancanza di tali esenzioni ha portato alla nazionalizzazione della filiale bulgara di Lukoil nel 2025, ma la compagnia ha minacciato azioni legali.

Il presidente bulgaro ha paragonato le sanzioni a «spararsi da soli in un piede», sottolineando che una disputa legale con Lukoil potrebbe costare circa 3 miliardi di euro. Radev ha anche minimizzato l’importanza della posizione della Chiesa nel processo decisionale riguardante le sanzioni, nonostante la Bulgaria sia uno stato laico.

Inoltre, il veto di Radev non rappresenta l’unica azione controversa. A giugno, il suo governo ha interrotto l’invio di aiuti militari all’Ucraina, includendo missili anticarro e altri armamenti, contribuendo ulteriormente alla tensione con l’Occidente. Radev ha descritto il supporto militare per l’Ucraina come «una causa persa», riflettendo la sua vicinanza agli interessi russi.

Radev ha una storia di posizioni filorusse e ha cercato di riavvicinare la Bulgaria alla Russia durante il suo mandato. Le sue attitudini possono anche essere interpretate come una mossa strategica per ottenere concessioni dall’Unione Europea, simile a quanto fatto da Orbán, e per rispondere alle opinioni pubbliche in Bulgaria, che si oppongono prevalentemente all’invio di armi all’Ucraina e alle sanzioni contro la Russia.

Radev non è però isolato; nella regione rimangono altri paesi del blocco sovranista come la Slovacchia e la Repubblica Ceca, creando un ambiente politico difficile per l’Unione Europea. La decisione di Radev di opporsi al Consiglio Europeo in materia di politica estera e sicurezza rappresenta una sfida significativa, dato che il veto di un singolo Stato membro è sufficiente a bloccare le decisioni.

In conclusione, la situazione attuale in Bulgaria e il suo atteggiamento nei confronti delle sanzioni europee pongono interrogativi sul futuro delle relazioni dell’Unione con la Russia e sull’unità europea nell’affrontare le questioni di sicurezza interna ed esterna.

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