Como, 25 ottobre 2026 – Gli investigatori hanno identificato il marito di Sagia Hammoud, Youseff Siher, come colui che avrebbe gestito i canali social del Movimento 17 ottobre, una chat Telegram con 9.000 iscritti e un profilo Instagram con oltre 48.000 follower. Sagia Hammoud, 32 anni, italiana di seconda generazione, è indagata a piede libero con l’accusa di istigazione a delinquere, riporta Attuale.
Le accuse nei suoi confronti, simili a quelle rivolte al marito, riguardano i contenuti dei post e dei messaggi scambiati tramite l’app: secondo gli inquirenti, tali contenuti avrebbero svolto un ruolo fondamentale nel fomentare le azioni violente dei manifestanti, fornendo indicazioni su come muoversi e difendersi durante i cortei.
Tutte queste accuse dovranno essere sostenute durante l’inchiesta, che è appena iniziata, e in un eventuale processo.
Il profilo
Il contrasto tra le accuse mosse a Sagia e il suo profilo professionale è netto. Sul sito dell’associazione per cui lavora come coordinatrice del servizio di mediazione linguistico-interculturale a Como, si presenta come “libanese, palestinese e araba di appartenenza”.
Nata e cresciuta sul lago, appare nel sito con il velo islamico, mostrando un sorriso e un anello al naso. Ha viaggiato in vari luoghi, tra cui Valenciennes in Francia, Bruxelles, e Beirut, dove ha affermato di aver “lasciato un pezzo del cuore e ridiscoverto parti di sé stessa”.
Questo “girovagare” le ha permesso di affinare le sue conoscenze in inglese e francese, che, insieme alle sue lingue madri – arabo e italiano – compongono il suo bagaglio linguistico.
L’attitudine
Sagia si definisce “appassionata di Palestina, lettura, scrittura, musica, collage, pittura e di tutte le forme d’arte politica che si possano concepire”. Rifiuta categoricamente l’idea di dover “eccellere” e si dedica a ciò che le porta benessere, senza troppe pretese.
Il lavoro
Nell’associazione dove lavora, sostiene di aver trovato “una seconda casa”, dove può contribuire “in modo concreto e senza snaturarmi” alla costruzione di una società inclusiva. Fa riferimento alle sue culture di origine, spiegando che una delle sue parole preferite è “Umma”, che significa “comunità” e sottolinea l’importanza del supporto reciproco.
In linea con la mission dell’associazione, conclude Sagia: “ritengo il benessere comunitario essere un prerequisito per stare bene come persone singole”, una riflessione che assume un significato particolare alla luce delle accuse ora rivolte alla mediatrice linguistica.