Sanzioni statunitensi contro la Corte penale internazionale: attacco diretto alla giustizia internazionale

10.10.2026 15:25
Sanzioni statunitensi contro la Corte penale internazionale: attacco diretto alla giustizia internazionale

Sanzioni degli Stati Uniti contro la Corte penale internazionale: un attacco senza precedenti

Venerdì, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni all’intera Corte penale internazionale, segnando un ulteriore passo in un attacco sistematico contro l’ente giudiziario, iniziato dal ritorno di Donald Trump alla presidenza. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’intento è di «smantellare» la Corte, il principale tribunale internazionale per i crimini di guerra, riporta Attuale.

Queste sanzioni giungono dopo misure precedenti che avevano già colpito singoli giudici della Corte, rallentando notevolmente le operazioni dell’istituzione. Le conseguenze delle sanzioni comprendono l’impossibilità per i giudici sanzionati di utilizzare servizi come Google e Amazon, suscitando dubbi sulla capacità della Corte di operare nei prossimi tre anni.

Le tensioni tra gli Stati Uniti e la Corte penale internazionale non sono nuove; il governo statunitense non ha mai riconosciuto la giurisdizione della Corte, sostenendo un’ideologia di eccezionalismo nazionale. Tuttavia, mai prima d’ora una amministrazione statunitense aveva condotto un attacco diretto in questo modo. Nel 2020, Trump impose sanzioni contro l’allora procuratrice Fatou Bensouda per l’indagine sui crimini di guerra in Afghanistan, e la situazione è ulteriormente peggiorata nel 2024 con un mandato d’arresto per crimini di guerra emesso contro Benjamin Netanyahu.

Il primo provvedimento di Trump contro la Corte risale al 6 febbraio 2025, interessando il procuratore capo Karim Khan, il quale è stato coinvolto sia nell’indagine sui crimini in Afghanistan sia nella richiesta di mandato contro Netanyahu.

Fino ad oggi, nove dei diciotto giudici della Corte sono stati inseriti nella lista degli Specially Designated Nationals (SDN), che include figure come Vladimir Putin. Questa classificazione impedisce loro di entrare negli Stati Uniti e di accedere a servizi finanziari e commerciali americani, limitando drasticamente le loro attività.

La giudice canadese Kimberly Prost, in un’intervista con NPR, ha descritto l’impatto devastante delle sanzioni sulla sua vita quotidiana, raccontando di come abbia perso accesso a vari servizi dopo l’imposizione delle misure restrittive.

I provvedimenti di Trump limitano il supporto economico da parte delle aziende americane, ma molte compagnie estere, per non compromettere i loro affari negli Stati Uniti, scelgono di interrompere le collaborazioni con la Corte. Ad esempio, la francese AXA ha recentemente fatto sapere di non voler più fornire assicurazioni ai dipendenti della Corte.

Oltre ai problemi individuali, le sanzioni hanno paralizzato le operazioni della Corte, ritardando indagini significative, tra cui quella sui crimini dell’ex presidente sudanese Omar al Bashir. Fonte anonime all’interno della Corte hanno espresso dubbi sulla sua stessa esistenza futura, con alcuni che si chiedono se sarà operativa nel 2029.

Le nuove sanzioni, colpendo direttamente l’intera istituzione, rischiano di ostacolare l’acquisto di beni e servizi essenziali, come quelli informatici e le operazioni quotidiane necessarie al funzionamento della Corte.

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. I ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito hanno espresso il loro disaccordo con le sanzioni statunitensi, manifestando preoccupazione per il loro impatto sul lavoro della Corte. Anche la Commissione europea ha definito le sanzioni «profondamente deplorevoli», offrendole il suo sostegno, ma resta da vedere se saranno sufficienti a limitare i danni.

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