Scudo penale attivato per agenti coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir a Bologna

21.07.2026 06:15
Scudo penale attivato per agenti coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir a Bologna

Scudo penale attivato dopo la morte di Abderrahim Fakir a Bologna

Per la prima volta, scatta lo scudo penale. Dopo la morte di Abderrahim Fakir, 42enne di origini marocchine, durante un’operazione di polizia nel quartiere Pilastro a Bologna, i poliziotti e i volontari dell’ambulanza coinvolti sono stati iscritti con il modello 45 bis, la cosiddetta nuova ’norma-scudo’, prevista dal decreto sicurezza. Sul registro separato, destinato alle annotazioni preliminari, compaiono i nomi di quei soggetti a cui viene attribuito un fatto di reato commesso in presenza di una causa di giustificazione. In altre parole, non sono formalmente indagati ma possono partecipare a tutti i passaggi dell’inchiesta. La Procura sta facendo verifiche su sei persone (i due poliziotti e i quattro sanitari dell’ambulanza). Si procede per omicidio colposo, indaga la squadra mobile che ha acquisito il filmato delle bodycam, le telefonate degli agenti, le comunicazioni radio e sentito i testimoni. “Gli accertamenti terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti – spiega il procuratore capo di Bologna, Paolo Guido –, di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisto da quest’ufficio”, riporta Attuale.

Domenica, ora di pranzo. In una via del quartiere popolare, i cittadini chiamano la polizia per un uomo in stato di alterazione: Fakir (con qualche precedente di polizia) sta dando in escandescenze. Urla, tenta di aprire i garage, poi – per motivi da appurare – si scaglia contro un residente che sta parcheggiando. Avrebbe aggredito lui, pare solo verbalmente, e rovinato l’auto. A un certo punto, Fakir avrebbe anche iniziato a battere la testa contro un muro, ferendosi. La polizia giunta sul posto chiama il 118 segnalando “un soggetto in crisi psichiatrica”. Scatta il codice verde e in via Svevo arriva un equipaggio Blsd (basic life support defibrillation) della Croce Rossa. I poliziotti si avvicinano all’uomo. Lui reagisce. Non è chiaro se spontaneamente o indotto dagli agenti. Il 42enne avrebbe sputato e si sarebbe dimenato al tentativo di contenimento tramite anche lo spray al peperoncino. Da qui, gli ultimi istanti di vita sono filmati. Con gli agenti sopra di lui per ammanettarlo, Fakir continua a gridare “basta” e “aiuto”, come si sente dal video. Poi, non si muove più.

“Un filmato terribile – sottolinea l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste la famiglia della vittima –. Con questo caso spero di non rivedere un film già visto con Magherini e Aldrovandi. Ma le indagini sull’attuale vicenda, come la Cedu richiede, andrebbero fatte da un Corpo autonomo e non dallo stesso a cui appartengono le persone coinvolte”. Anselmo ha affrontato in passato casi come quello di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e Riccardo Magherini: “La famiglia di Fakir è distrutta dal dolore. Chiede giustizia”. “Una persona è morta – le parole di Marco Gamberini, presidente della Croce Rossa bolognese –, una tragedia immensa. Ma noi siamo stati travolti dall’odio sul web. Un vulcano che ci è esploso addosso. Le cose sono andate in modo diverso da come si vede nel video, mancano delle parti: per dieci minuti hanno provato a salvargli la vita con il defibrillatore e sul posto è arrivata un’automedica”. L’apparecchio ora è stato consegnato agli inquirenti: sarà analizzato il tracciato del cuore registrato. “Da quanto abbiamo ricostruito, è stato fatto tutto in modo corretto da parte nostra”. I due agenti intervenuti “sono distrutti dal dolore – le parole dell’avvocato Gabriele Bordoni, che li assiste –. Siamo vicini alla famiglia di Fakir, quanto successo ci addolora profondamente – dicono tramite il legale –. Abbiamo seguito la procedura e anzi non abbiamo usato il taser, né altri metodi invasivi perché ci siamo resi conto che la persona era fuori di sè”.

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